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giovedì 3 dicembre 2020

[Recensione] THE LIBERATOR - miniserie animata sulla Seconda guerra mondiale, basata sul libro di Alex Kershaw, disponibile su Netflix


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di THE LIBERATOR, la miniserie animata sulla Seconda guerra mondiale, scritta e diretta da Jeb Stuart e basata sul libro “The Liberator: One World War II Soldier’s 500-Day Odyssey” di Alex Kershaw, ora disponibile su Netflix.

Genere: Drammatico, Guerra
Creatore: Jeb Stuart
Basato su: The Liberator: One World War II Soldier’s 500-Day Odyssey di Alex Kershaw
Scritto da: Jeb Stuart
Diretto da: Greg Jonkajtys
Raccontato da: Mike Rowe
Numero episodi: 4
Produttori esecutivi: Jeb Stuart, A+E Studios, Barry Jossen, Unique Features, Michael Lynne, Bob Shaye, Sarah Victor, Trioscope Studios, L.C. Crowley, Grzegorz Jonkajtys, Brandon Barr, Mark Apen
Attori: Bradley James, Martin Sensmeier, Jose Miguel Vasquez
Anno: 2020
Paese: USA




Trama: 
la miniserie ci racconta le avventure del 157° reggimento di fanteria, uno sgangherato gruppo eterogeno di soldati, che dimostrarono un profondo coraggio e senso del dovere, combattendo per 500 giorni in tre anni attraverso l’Italia e la Francia, fino ad arrivare in Germania.




Parliamo un po’ di prodotti storici. Generalmente i film o le serie tv che trattano la Seconda guerra mondiale sono un tripudio di coraggio, atti eroici, gesta epocali e un susseguirsi di trovate volte ad estremizzare, e innalzare, il sacrificio di milioni di persone. E va bene così: a volte è molto meglio dimenticarci che la guerra era una roba brutta, molto brutta, e che le persone che la combattevano erano ragazzi come noi (in molti casi parecchio più giovani di me), che venivano presi dalle loro confortevoli casette e lanciati su un campo di battaglia, fra pallottole che fischiano, granate che esplodono e colpi di artiglieria che piovono come durante un temporale. Ragazzi che, molto spesso, ricevevano fra le mani un fucile che nemmeno sapevano utilizzare molto bene. Poi arrivano prodotti come questo e ci aprono un po’ gli occhi su come fosse veramente la guerra. Spoiler: la guerra fa schifo!


Tutta la storia ruota attorno al comandante Sparks, messo al comando di un reggimento composto da cowboy, indiani, messicani e italo-americani. Un gruppo di persone che difficilmente andrebbe d’accordo in tempo di pace, quindi figuriamoci durante una guerra! Infatti, al momento dell’insediamento li trova già tutti nella prigione militare. Da lì inizierà la loro storia di guerra e liberazione, attraverso l’Italia e la Francia, fino ad approdare al campo di prigionia di Dachau. Una delle cose più belle della serie sono le continue lettere che Sparks scrive alla moglie, in cui parla della sua esperienza, delle sue sensazioni e dei suoi timori. Uno specchio che ci mostra tutta l’umanità del nostro protagonista, permettendoci di empatizzare con lui e con la sua storia.


Sotto molti aspetti la miniserie ricorda la ben più famosa Band of Brother, ci ritroviamo infatti ad affezionarci molto ai personaggi proprio per la loro umanità. Tolta finalmente la patina di testosterone tipica di molte produzioni americane sul genere, quello che il prodotto ci propone è una trama solida, un ottimo lavoro di sceneggiatura e una messa in opera davvero spettacolare. I protagonisti sono persone come noi, spaventati da quello che gli succede attorno, terrorizzati dall’idea di non riuscire a tornare a casa vivi e costantemente sotto pressioni nel peggior conflitto della storia della nostra specie fino ad ora. Niente scene epocali, nessun eroe solitario che ribalta le sorti della guerra, solamente la nuda e cruda realtà. 


Tutta la serie è girata in Trioscope Enhanced Hybrid Animation, una tecnica ibrida che prevede l’utilizzo di attori veri e CGI, per rendere un effetto simile a quello da cartone animato. Un’ottima scelta che non stona per nulla con l’argomento proposto e che, anzi, ci permette di vedere attraverso gli effetti speciali fino ad arrivare all’essenza del prodotto.


Gli attori ingaggiati sono molto bravi e in grado di rendere bene l’espressività, anche se convertiti in cartoon. Purtroppo però non so davvero come valutarli adeguatamente. La conversione, infatti, modifica i lineamenti e le espressioni, rendendo forse il tutto un po’ più piatto. Bravissimo comunque Bradley James, che nonostante tutto riesce a trasmetterci un livello di empatia sublime. E questo è forse l’unico punto a sfavore di un prodotto altrimenti perfetto.


Per tirare le somme: sono diversi anni che non mi appassiono più ai prodotti di questo genere, dopo aver visto Band of Brother talmente tante volte da saperlo a memoria, non riesco a farmi piacere prodotti che si possono definire meno che perfetti. Questa volta però sono rimasto piacevolmente sorpreso. THE LIBERATOR è esattamente la produzione che mancava, quella che riesce a farti provare rabbia, angoscia e parecchia gratitudine per essere nato in un periodo storico in cui certe cose le puoi anche solo vedere in tv.

Voto: 5
L’amichevole GM di quartiere.

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