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venerdì 27 novembre 2020

[Recensione] IL TALENTO DEL CALABRONE - film con Sergio Castellitto, Lorenzo Richelmy e Anna Foglietta disponibile su Prime Video


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di IL TALENTO DEL CALABRONE, film con Sergio Castellitto, Lorenzo Richelmy e Anna Foglietta, diretto da Giacomo Cimini è disponibile su Prime Video.


Genere: Thriller, Poliziesco, Drammatico
Regia: Giacomo Cimini
Soggetto: Lorenzo Collalti
Sceneggiatura: Giacomo Cimini, Lorenzo Collalti
Produttore: Isabella Cocuzza, Arturo Paglia
Casa di produzione: Paco Cinematografica, Atica Cuarzo Innova, Eagle Pictures
Distribuzione in italiano: Eagle Pictures, Prime Video
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Massimo Quaglia
Musiche: Dimitri Scarlato
Scenografia: Ivana Gargiulo
Costumi: Valentina Taliani
Attori: Sergio Castellitto, Lorenzo Richelmy, Anna Foglietta, Gianluca Gobbi, David Coco
Anno: 2020
Paese: Italia, Spagna



Trama: Milano. Steph è un giovane DJ radiofonico sulla cresta dell’onda, molto popolare sui social media. Ogni sera conduce un programma radiofonico con un forte seguito durante il quale riceve chiamate dai fan. Una sera, una telefonata, però, lo raggela: uno sconosciuto dal sangue freddo annuncia in diretta di volersi togliere la vita, facendosi esplodere nel centro della città.




Agli inizi del secolo, in Germania, qualcuno pensò che per il Bombus terrestris, da alcuni erroneamente identificato come calabrone, fosse impossibile volare viste le dimensioni ridottissime e la forma delle sue ali, rispetto alla mole del corpo. E da lì cominciò a serpeggiare il mito dell’enigma del calabrone. Fino a quando, un giorno, qualcuno disse: il calabrone vola perché non sa di non poter volare. Una risposta del tutto irrazionale, eppure una risposta... la risposta”

È una sera come tante altre a Milano e, nella sede di una nota emittente televisiva, Dj Stef conduce abitualmente il suo programma, in cui riceve chiamate dal pubblico. A un certo punto della serata, però, succede quello che credo sia il peggior incubo di chiunque faccia quel genere di lavoro: un uomo, in diretta radio, annuncia di volersi suicidare. La reazione del Dj è quella che ci si potrebbe aspettare da un professionista del genere che, dopo i primi secondi di basito sconforto, riesce a recuperare e a cercare di tranquillizzare l’ascoltatore. Purtroppo, però, ciò che Stef ancora non sa è che quello che ha appena avuto inizio è un terribile gioco mortale, e lo scopre non appena Carlo (così dice di chiamarsi l’aspirante suicida) fa saltare in aria l’ultimo piano di un palazzo in costruzione, annunciando poi in diretta di aver deciso di suicidarsi facendosi esplodere da qualche parte nel cuore della città. A quel punto intervengono le forze dell’ordine, che faranno di tutto per identificarlo e fermarlo, prima che uccida decine di persone.


Ora, credetemi quando vi dico che una delle cose migliori di questo prodotto è sicuramente la trama. L’idea che sta alla base della pellicola è così semplice, ma d’impatto, da risultare incredibile. Il problema viene nell’esecuzione. Bisogna specificare che praticamente tutto il film è girato in due soli scenari: l’ufficio dell’emittente radiofonica e l’automobile di Carlo. Le scene si susseguono, e le inquadrature vengono poi montate in modo da far vedere allo spettatore cosa succede in entrambi i fronti. Ma questo è un guaio. Perché mentre noi vediamo cosa succede all’interno dell’auto di Carlo, il tempo dentro l’ufficio si congela e viceversa. Ovvio, la logica ci direbbe che: sebbene le due scene si susseguono, in realtà le cose si svolgono in contemporanea. Ma nel frattempo noi stiamo ascoltando le richieste di musicali che Carlo impone alla radio, e lo stacco dell’inquadratura non riporta indietro anche la musica. Quindi, letteralmente, mentre vediamo minuti di Carlo che si dispera afflitto dal dolore, nell’ufficio dell’emittente radiofonica non si muove nemmeno una mosca, perché appena la scena riprende da loro, li ritroviamo esattamente dove li avevamo lasciati. E succede la stessa cosa anche a parti inverse, perché mentre seguiamo incuriositi le indagini che si svolgono all’interno dell’ufficio, Carlo resta sospeso nel tempo. Ritengo che questo sia un errore abbastanza grave, perché salta subito all’occhio e dà quella fastidiosa sensazione di approssimazione nel lavoro di sceneggiatura, che erode la mia mente come un tarlo. 


L’altro problema è il personaggio della Foglietta, che è letteralmente lo stereotipo del poliziotto cazzuto dei film hollywoodiani. Una roba fra il superfluo e il ridicolo, che non aggiunge davvero nulla alla storia, ma che, anzi, toglie credibilità a tutto il film. Già che si presenta in abito da sera (perché giustamente è stata chiamata mentre era, fuori dall’orario di lavoro, in visita a un museo), ma appena arriva in studio si apre un siparietto in cui si spoglia del cappotto, mentre tutti cercano di buttare l’occhio, rimanendo in abito lungo rosso, si mette immediatamente la fondina con la pistola, ed è subito Milla Jovovich in Resident Evil.


Altrettanto fuori contesto è la scena in cui punta la pistola addosso a una persona urlandogli una cosa del tipo «ti faccio saltare la testa!», o ancora «devi dire sì signore!» Cioè, questa non è una SWAT di un film americano… è un carabiniere. L’altro grande problema è la piattezza dei personaggi secondari, i tecnici della radio, delle forze dell’ordine e tutta quella serie di comparse con ruoli più o meno duraturi, che recitano utilizzando un insieme di frasi fatte, ed espressioni vuote, davvero triste. 


Cos’è però che rende questo IL TALENTO DEL CALABRONE speciale? Oltre all’idea davvero incredibile, l’asso nella manica che rende questa pellicola assolutamente da vedere è l’interpretazione di Castellitto. Cioè, tutto il film, ma davvero tutto, si regge su di lui e sulla sua straordinaria capacità di rapire l’attenzione dello spettatore, dando prova di capacità attoriali fuori dal comune. Veramente, in molte scene guardandolo avevo la pelle d’oca tanto riusciva ad emozionarmi. È per fortuna, perché senza di lui questo film avrebbe perso un buon 60% di interesse. Il restante 40% lo fa il finale, e credetemi quando vi dico che, anche se il film vi facesse schifo, varrebbe la pena di vederlo tutto anche solo per gli ultimi quindici minuti.

Per tirare le somme: l’idea è bella, il finale è fantastico, Castellitto è un mostro, ma tutto il resto è meh. Si sarebbe potuto fare davvero molto meglio, ma vi consiglio comunque la visione. Ne vale sicuramente la pena.

Voto: 3
L’amichevole GM di quartiere

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