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giovedì 26 novembre 2020

[Recensione] IL PROCESSO AI CHICAGO 7 - film con Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton, Eddie Redmayne e Mark Rylance disponibile su Netflix


Oggi il nostro cinefilo impertinenti ci parla di IL PROCESSO AI CHICAGO 7, il film con Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton, Eddie Redmayne e Mark Rylance. Disponibile su Netflix.


Genere: Drammatico, Thriller, Storico
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Produttore: Marc Platt, Stuart Besser, Matt Jackson, Tyler Thompson
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Alan Baumgarten
Effetti speciali: Eran Dinur
Musiche: Daniel Pemberton
Scenografia: Shane Valentino
Costumi: Susan Lyall
Trucco: Ray Santoleri, Stephen M. Kelley
Attori: Yahya Abdul-Mateen II, Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton, Frank Langella, John Carroll Lynch, Eddie Redmayne, Mark Rylance, Alex Sharp, Jeremy Strong, Noah Robbins, Daniel Flaherty, Ben Shenkman, Kelvin Harrison Jr., Caitlin FitzGerald, Alice Kremelberg, J. C. MacKenzie, John Doman, Wayne Duvall, Damian Young, C. J. Wilson
Anno: 2020
Paese: USA


Trama: La pellicola narra del processo ai cosiddetti Chicago Seven, un gruppo di attivisti contro la guerra del Vietnam, accusati di aver cospirato per causare lo scontro tra manifestanti e Guardia Nazionale avvenuto il 28 agosto 1968 a Chicago, in occasione delle proteste alla convention del Partito Democratico.





Sono sempre un po’ combattuto sui film che parlano di momenti importanti nella storia. Se da un lato li considero istruttivi, perché ci permettono di conoscere fatti e vicende del passato, dall’altro li ho sempre trovati un po’ piatti. È complicato rendere interessante la trasposizione cinematografica di un evento storico, e molto spesso ci si ritrova fra le mani qualcosa di solo vagamente più emozionante di un documentario. Apprezzo però tantissimo il significato di questo genere di produzioni, quindi quando capita non mi tiro indietro. 


Generalmente inizio la visione la sera tardi, verso mezzanotte, proprio perché non riescono a generare in me quel tumulto di emozioni che mi capita di provare con altri film. Cosa che, a quell’ora, rischierebbe poi di farmi perdere il sonno. In altre parole: li guardo la sera tardi perché sono interessanti, ma un po’ noiosetti. Quindi, come al solito, ho premuto play ad un orario in cui solitamene la gente normale va a dormire. Due ore dopo ero stravolto. Non riuscivo a non essere meravigliato da quello che avevo visto e continuavo a ripensare a ogni dialogo e scena del film, cadendo in un loop, di emozioni e pensieri, che si autoalimentava. A quel punto, nel più totale stato di alienazione, l’unica cosa saggia che sono riuscito a fare, vista anche l’ora, è stato premere nuovamente play e rivedermi tutto il film. Di nuovo. E si, ora sapete che ho visto IL PROCESSO AI CHICAGO 7 per due volte consecutive. Devo ammettere, però, che certe “avventure” a 20 anni erano notevolmente più gestibili, a 33 meno, ma non mi sono pentito per la mia scelta scellerata nemmeno per un istante. Anche se ho passato tutto il giorno successivo con la stessa strabordante gioia di vivere di chi attraversa la strada ad occhi chiusi. 


La storia è semplicemente la trasposizione cinematografica del processo ai 7 di Chicago, quelli che causarono i disordini, che sfociarono nei ripetuti scontri con la polizia, il 28 agosto del 1968, durante la convention del Partito Democratico. Uno dei processi politici più clamorosi nella storia degli Stati Uniti. Il modo però in cui viene raccontato è tutt’altro che noioso. Ogni scena e ogni dialogo sono pensati per attirare l’attenzione su un preciso argomento. Il lavoro degli sceneggiatori e degli attori è talmente curato fin nei dettagli, da far si che non ci sia un solo secondo considerabile superfluo. È qualcosa di sublime per gli occhi e per la mente. Questo film è davvero Arte nella sua forma più pura.


Il cast ingaggiato è eccezionale, ho trovato solo leggermente sottotono Eddie Redmayne, ma semplicemente perché il suo personaggio, pur essendo un nodo chiave della storia, è un mite e rispettoso ragazzo, con idee patriottiche, ma molto posato nei modi. Sacha Baron Cohen e Yahya Abdul-Mateen II sono però straordinari. La loro interpretazione è favolosa, i loro personaggi iconici, il loro lavoro sublime. Mi sono piaciuti moltissimo tutti, non posso stare qui ad elencarli o questa recensione diventerebbe più lunga del film, ma credetemi: ogni singola persona nel cast ha fatto un lavoro eccellente, dando vita a dei personaggi che non si possono definire diversamente da perfetti.


Per tirare le somme: un film bellissimo, girato con una maestria senza pari, con continui tagli e flashback per contrapporre il processo agli eventi accaduti, attori fenomenali e sceneggiatori geniali, rendono IL PROCESSO AI CHICAGO 7 uno dei film migliori, se non IL migliore, che potrete vedere su Netflix.

Voto: 5
(ma se potessi darei 10)
L’amichevole GM di quartiere

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