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sabato 30 marzo 2019

[Recensione] YOU, serie tv su Netflix!

Buon sabato amici!
Eccoci a un nuovo appuntamento con il cinefilo impertinente che ci parlerà di YOU, la serie TV distribuita su Netflix tratta dall'omonino romanzo di Caroline Kepnes.
(leggi la recensione del romanzo)

Genere: Thriller Psicologico - Drammatico
Ideatori: Greg Berlanti, Sera Gamble
Soggetto: dal romanzo di Caroline Kepnes
Produzione: Warner Bros. Television
Anno: 2018
Attori: Penn Badgley, Elizabeth Lail, Shay Mitchell, Zach Cherry, Luca Padovan
Paese: USA
Distribuzione: Netflix


Sinossi: Cosa saremmo disposti a fare per amore? Quando Joe Goldberg, il brillante direttore di una libreria di New York, incontra l'aspirante scrittrice Guinevere Beck, la sua risposta diventa subito chiara: qualsiasi cosa. Usando Internet e i social network come strumenti per raccogliere i dettagli più intimi e avvicinarsi a lei, una cotta affascinante e un po' goffa finisce col trasformarsi rapidamente in un'ossessione mentre lui, silenziosamente e con scaltrezza, rimuove qualsiasi ostacolo - e persona - dal suo cammino verso il cuore della donna dei suoi sogni.


Quando l’amore diventa ossessione.
In questa serie ci caleremo nella mente di un ragazzo disturbato il cui personale concetto di amore lo porta a credere che qualunque azione sia lecita se fatta in virtù di questo sentimento.

La serie parte molto bene, nelle prime puntate la voce narrante del protagonista ci prende per mano e ci accompagna a sbrogliare i suoi complicati processi mentali scoprendo così come lui sia in grado di compiere le azioni più meschine e ignobili adoperando un sistema di giustificazioni deviate. Giustificazioni però che se viste da una certa angolazione, la sua, risultano addirittura condivisibili. 

Calandosi nei panni del protagonista si ha la percezione che le sue azioni siano nel giusto. In fin dei conti a chi di noi non è mai capitato, anche se per un breve momento, di essere sopraffatto dalla gelosia? Chi non ha mai fantasticato di prendere il cellulare del partner per controllare di chi sono tutti i messaggi che riceve la sera? Il motivo per cui non l’abbiamo mai fatto è che alla fine la logica prende sempre il sopravvento e più o meno tutti siamo coscienti che l’unico modo di costruire un rapporto sano è basandolo sulla fiducia. Ma se a un certo punto qualcosa nella nostra psiche si rompesse? Quanto ci metteremmo a passare dal dubbio ai fatti? Dal timore di perderla al seguirla per controllarla?


YOU parla proprio di questo: far capire al telespettatore fino a che punto una persona malata può spingersi in nome dell’amore. 
Nessuno è immune al tradimento, persino io che ho dedicato anni della mia vita ad amare una sola compagna, la cucina, sono stato tradito quando alla soglia dei trent’anni mi sono ritrovato col diabete. Ed è stato proprio di ritorno dall’ospedale con l’esito delle analisi in mano che davanti al mio robot da cucina, con le lacrime agli occhi gli ho urlato «io ti ho sempre amato, ti ho dato tutto e tu ora mi fai questo!».
Inutile dire che io e il mio Bimby non ci parliamo più da allora.

Col proseguire degli episodi però l’entusiasmo iniziale va un po’ a perdersi, le puntate diventano un ripetersi del solito schema “qualcosa si mette tra noi -> cerco una soluzione -> elimino l’ostacolo” fino al punto in cui preso un po’ dalla noia ho iniziato a pensare addirittura di abbandonare la serie. Qui purtroppo è lampante come gli sceneggiatori abbiano aggiunto contenuti allungando il brodo pur di riempire 10 episodi, ottenendo però solo il risultato di annoiare lo spettatore con scene ripetitive e dialoghi sterili.


Fortunatamente la mia cocciutaggine, unita alla febbre che mi ha confinato in casa, mi hanno permesso di continuare la visione per arrivare agli episodi conclusivi che finalmente hanno riacceso il mio entusiasmo per la serie ritrovandomi nuovamente incollato alla poltrona per gustarmi il finale.

Insomma, diciamo che la serie in sé meriterebbe molto di più se avesse la metà degli episodi, così com’è strutturata ora ve la consiglio ma con riserva.

Devo ammettere però di essere stato piacevolmente colpito dall’interpretazione di Penn Badgley, non vorrei dire che la parte dello psicopatico gli calza a pennello, però diamine sì!
Alla fine il messaggio che YOU vuole trasmettere è che per amare bisogna essere disposti a soffrire.
Un po’ come il mio misuratore della glicemia. Noi ci amiamo, ma ogni volta che stiamo insieme finisco sempre per farmi male.

Voto: 3 
...ma avrebbe potuto essere molto di più.
Il vostro amichevole GM di quartiere.

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