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sabato 23 marzo 2019

[Recensione] AFTER LIFE

Buon sabato amici!
Come ogni settimana torna l'appuntamento con il nostro cinefilo impertinente che oggi ci parlerà di AFTER LIFE, la nuova Serie TV britannica creata, diretta e prodotta da Ricky Gervais e distribuita da NETFLIX.



Genere: Umorismo nero
Regia: Ricky Gervais
Produttore: Charlie Hanson
Montaggio: Jo Walker
Musiche: Andy Burrows
Anno: 2019
Attori: Ricky Gervais, Penelope Wilton, David Bradley, Ashley Jensen, Tom Basden, Tony Way, David Earl, Joe Wilkinson, Kerry Godliman, Mandeep Dhillon, Jo Hartley, Roisin Conaty e Diane Morgan
Paese: Regno Unito
Distribuzione: Netflix


Sinossi: La serie segue Tony, che dopo la morte della moglie, causata da un cancro, cade in depressione. Per far fronte a tutti i suoi pensieri suicidi decide di cambiare completamente atteggiamento, iniziando a fare e dire tutto ciò che vuole senza alcuna inibizione. Anche se per lui questo atteggiamento è una sorta di superpotere, la situazione diventa complicata, perché tutti intorno a lui provano a renderlo nuovamente una persona migliore.



Vorrei iniziare a parlarvi di questa serie tv spiegandovi da subito cosa la rende, a mio parere, uno dei migliori prodotti attualmente disponibili su Netflix. Per farlo però ho bisogno di scrivervi una piccola ma importantissima premessa: tutta la serie ruota attorno al black humor o, se preferite l’italiano, l’umorismo nero. Non si tratta ovviamente dell’umorismo fatto dalle persone di colore, ma dell’umorismo fatto su quegli argomenti universalmente considerati tabù: malattie, morte e incidenti.
Il black humor nasce dalla presa di coscienza dell’uomo sulla morte, dalla garantita ineluttabilità della fine. In pratica gente, tutti dovremo morire prima o poi, anche se non ne abbiamo alcuna voglia.
Come facciamo a trovare una scappatoia a questo genere di pensieri? Per molti la scappatoia è nella religione, credere nell’aldilà aiuta a far fronte alla morte, per altri la scappatoia sono i figli e la consapevolezza che danno di aver lasciato un po’ di noi nel mondo. Per alcuni però questo non basta e, appurato il fatto che la vita fa già abbastanza schifo così, perché non farci due risate? Tutti hanno paura della morte ma chi riesce a riderci sopra nell’attimo della risata è libero dalla paura. E magari riesce anche a far divertire qualcuno attorno a lui. Il black humor nasce proprio da questo: il bisogno di sdrammatizzare la morte al solo scopo di non essere schiacciati dal pensiero della stessa.
Tutta la serie è scritta da Ricky Gervais (di cui c’è anche uno spettacolo comico su Netflix dal titolo Humanity che vi consiglio caldamente), a mio parere uno dei migliori comici al mondo. La sua specialità manco a dirlo è il black humor.


La serie racconta la vita di questo signore di mezza età che lavora in un piccolo giornale locale, straziato emotivamente dalla perdita della moglie dopo 25 anni di matrimonio per colpa del cancro, che decide perciò di prendersela col mondo. 
La trama però è talmente bella e articolata che si capisce fin da subito che la vicenda è molto più grande di così, i personaggi sia principali che secondari sono talmente ben caratterizzati che veramente non sai mai quali sono gli uni e quali gli altri fino a che i secondi non escono di scena per sempre. Ed è da quello che di solito valuto un buon lavoro di sceneggiatura: rendere speciali e caratteristici anche i personaggi che sai che dureranno meno di un sedicenne alla sua prima volta con una ragazza.

La storia è talmente ben scritta e interpretata che ti rende in grado di calarti nel personaggio per provare ciò che prova lui, la capacità di trasmettere emozioni è tale per cui ti ritrovi inavvertitamente a ridere quando il protagonista ride e a essere oppresso da un magone insostenibile nelle scene in cui inevitabilmente si affronta il duro processo di elaborazione del lutto. Tutto questo susseguirsi di emozioni contrastanti fra felicità, tristezza e rabbia è così magistrale che non riesci a non chiederti continuamente se nei prossimi minuti il cuscino ti servirà di più a soffocare le risate per non svegliare tutto il palazzo o ad asciugarti la lacrima che tenti con tutte le forze di ricacciare indietro. 

Insomma, erano mesi che non mi ritrovavo a guardare una serie tutto d’un fiato come ho fatto questa volta. Complice anche il fatto che si tratta di soli sei episodi da venti minuti.
Vorrei però rassicurare quanti di voi non si sentono a proprio agio con il black humor o ritengono Rick Gervais oltre il comune buongusto perché la serie, per come è fatta, è tranquillamente alla portata di tutti, anche di chi non riesce proprio a ridere alle battute fatte sulla morte. Il bello della serie è appunto questo: giocare sul fatto che fare una battuta su una cosa brutta, come ad esempio la morte, non rende automaticamente brutta anche la battuta, anzi, in questo caso specifico, quello della serie, molte volte le battute sono un modo per far riflettere attentamente sugli argomenti che trattano.


A questo punto inizierei anche a citarvi gli attori più famosi e a criticarne l’interpretazione, ma sarò onesto: non ne conosco nessuno a parte Rick Gervais che interpreta in modo perfetto il protagonista e David Bradley che ne interpreta il padre in modo incredibilmente convincente. Probabilmente chi di voi bazzica più spesso le serie tv inglesi ne riconoscerà sicuramente altri, io purtroppo devo ammettere la mia ignoranza in materia, posso però assicurarvi che ciascuno di loro interpreta il proprio ruolo in modo più che convincente.

Non credo ci sia altro da dire se non: guardatela, guardatele, guardatela.
Chiaramente dopo averlo fatto vi invito a esprimere la vostra opinione nei commenti qui sotto, sarei veramente felice di sapere cosa ne pensate.

Voto: 5
Il vostro amichevole GM di quartiere.

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