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venerdì 5 marzo 2021

[Recensione] HANNIBAL - film con Anthony Hopkins e Julianne Moore disponibile su Netflix


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di HANNIBAL, il film del 2001 diretto da Ridley Scott, appartenente alla saga de "Il silenzio degli innocenti", tratta dai romanzi di Thomas Harris, con Anthony Hopkins, Julianne Moore e Gary Oldman, disponibile su Netflix.


Genere: 
Thriller, Drammatico, Poliziesco, Gialli
Regia: Ridley Scott
Soggetto: Thomas Harris (romanzi)
Sceneggiatura: David Mamet, Steven Zaillian
Produttore: Dino De Laurentiis, Martha De Laurentiis e Ridley Scott
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Hans Zimmer, Klaus Badelt
Scenografia: Arthur Max
Trucco: Greg Cannom, Wes Wofford
Attori: Anthony Hopkins, Julianne Moore, Gary Oldman, Ray Liotta, Frankie R. Faison, Giancarlo Giannini, Francesca Neri, Enrico Lo Verso, Andrea Piedimonte, Ivano Marescotti, Fabrizio Gifuni, Željko Ivanek, Hazelle Goodman
Anno: 2001
Paese: USA, Italia


Trama: 
Sono passati sette anni da quando Hannibal Lecter è scappato di prigione. Il medico si trova ora in Europa ma questo non ferma il desiderio di vendetta di Mason Verger, l'uomo sfigurato dal criminale latitante. Costui organizza un piano per trarre in inganno l'assassino e si serve di Clarice Starling come esca.






Mi sono reso conto, fin troppo tardi, di non aver mai recensito Hannibal. E me sono accorto solamente dopo averlo notato nella mia carrellata di “...da rivedere” su Netflix. E diciamocelo: quando la piattaforma di streaming ti fa certe proposte come si fa, in tutta coscienza, a rifiutarle?!
Quindi, signori e signore, mettetevi comodi, perché ora si partirà per un viaggio fantastico nel meraviglioso mondo del nostro cannibale cinematografico preferito.


“Sto pensando seriamente di mangiare sua moglie”

Sono passati anni da quando il buon dottore è riuscito a fuggire dalla detenzione, lasciandosi dietro un considerevole numero di morti. Ora se ne sta bello tranquillo a Firenze, circondato dall’arte e dalla sinfonia dell’opera. Lì svolge la funzione di curatore della Biblioteca Capponi.
Un lavoro di rilievo, a cui lui si dedica con una passione sfrenata. Nel frattempo, però, negli Stati Uniti l’agente Clarice Starling si trova coinvolta in una brutta sparatoria durante un’operazione antidroga. Azione che, a seguito dell’imprudenza di uno dei poliziotti, finisce davvero molto male, costando all’agente un brutto guaio giudiziario. Ovviamente poteva il nostro amato dottore, da sempre affascinato dalla giovane poliziotta, esimersi dall’inviarle un dono in segno di affetto e stima? Chiaramente no, e questo riaprirà la caccia a uno dei serial killer più spietati della storia. Il tutto mentre il rampollo di una famiglia ricca, precedentemente paziente e poi vittima del dottor Lecter, ora sfigurato e ridotto in carrozzina, farà di tutto pur di mettere le mani sul suo seviziatore, sperando di ottenere la sua vendetta.


“Allora, cosa facciamo? Budella dentro o budella fuori?”

La trama del film è tratta dall’omonimo libro appartenente alla serie de “Il silenzio degli innocenti”, e nonostante non sia completamente attinente (uno dei cambiamenti più grossi, ad esempio, è proprio sul finale), è comunque ben fatta, andando a riprenderne diversi punti e rendendo l’opera molto fluida. Intendiamoci: se avete letto il libro è lampante come la mancanza di certi personaggi tolga un po’ alla storia ma, come continuo a ripetere, non si può certo andare a vedere un film con la pretesa che sia identico all’opera letteraria da cui è ispirato. Si tratta, infatti, di due tipi differenti di intrattenimento, con tempi, modi e diffusioni differenti, quindi sarebbe come cercare di paragonare un’automobile da corsa, che deve darti più sensazioni possibili nel minor tempo, a una più lenta e affidabile, che ti permetta di viaggiare (con la fantasia) per ore e ore. Quindi si, se vogliamo paragonare il film al libro, allora lo troveremo mancante sotto alcuni punti di vista, ma se vogliamo valutarlo come prodotto a sé stante, allora non si può certo dire altro che la trama di Hannibal è molto accurata e, persino nei dettagli, non lascia assolutamente nulla al caso. 


“Spesso la gente non dice ciò che pensa, fa solo in modo che uno... non vada avanti... nella vita” 

Ritroviamo una parte del cast ingaggiata nel prequel, con un piccolo (ma nemmeno tanto) cambiamento nel ruolo di Clarice, non più interpretata da Jodie Foster ma da Julianne Moore che, nonostante sia davvero molto brava e, come ho già scritto in altre recensioni, praticamente creata da qualunque entità divina esista per ruoli da agente di polizia, in questo film viene surclassata dal lavoro magistrale di Anthony Hopkins. In assoluto uno dei villain migliori mai visto su pellicola. La sua interpretazione del dottor Lecter rimane magistrale, geniale e assolutamente iconica. Uno degli attori che meriterebbe più risalto nel film è, però, Gary Oldman. Ora, sicuramente il suo minutaggio non è moltissimo, ma ogni secondo che passa nei panni di Mason Verger è incredibile. Sebbene sia pesantemente truccato e con la maggior parte del viso inespressiva, lui riesce lo stesso a trasmetterci, grazie al movimento degli occhi, del collo e all’intonazione della voce, ogni sfumatura di ogni emozione provata dal suo personaggio. Un lavoro davvero notevole.


“Mason: forse avrebbe fatto meglio a darmi tutto in pasto ai cani.
Lecter: no Mason. No, ti preferisco così come sei”

Per tirare le somme: sono abbastanza convinto che praticamente tutti abbiate visto questo film. Se qualcuno non l’avesse ancora fatto sarebbe davvero il momento di recuperarlo. Nel dubbio, comunque, consiglio a tutti un’altra visione. Perché intendiamoci: certi film sono belli, altri indimenticabili, poi c’è Hannibal. Anche perché, a mio modesto parere, l’unica pecca di questo film è il finale. Che nell’ottica della pellicola è molto buono, ma non regge proprio il confronto con il finale del libro. 
 

“Dopo tutto, come ti dirà tua madre e come diceva la mia, è molto importante, diceva, provare sempre cose nuove”

Voto: 4
L’amichevole GM di quartiere.

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