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giovedì 20 febbraio 2020

[Recensione] I MIGLIORI ANNI - Cinzia Giorgio


Buongiorno Impertinenti,
oggi la nostra Simona ci parla de I MIGLIORI ANNI di Cinzia Giorgio, romanzo familiare ambientato durante gli anni del fascismo.

Genere: Romanzo storico
Casa editrice: Newton Compton
Data di Uscita: Gennaio 2020
Prezzo: € 9.90 - Ebook 2.99

Sinossi: Aprile 1975. A soli quarantotto anni, Matilde Carbiana sta per diventare nonna. Il nipote ha deciso di nascere proprio il giorno del suo compleanno. Eppure, quello che dovrebbe essere un momento di grande gioia pare turbarla. E il turbamento arriva da lontano…
Estate 1943. La cittadina di Venosa è occupata dai nazisti, che terrorizzano gli abitanti. Matilde, giovane e determinata, non ha intenzione di rimanere confinata nella provincia lucana: vuole convincere il padre, viceprefetto della cittadina, a lasciarla andare a Bari per completare gli studi. Fausto Carbiana accetta, ma a patto che la accompagni suo fratello Antonio. A Bari, nella pensione che li ospita, vivono altri studenti, tra cui Gregorio, un giovane medico. L’antipatia iniziale che Matilde nutre per lui si trasforma ben presto in un sentimento profondo. Ma la guerra e gli eventi avversi rischiano di separarli proprio quando hanno capito di non poter più fare a meno l’una dell’altro. Matilde si troverà suo malgrado di fronte a scelte più grandi di lei, che cambieranno per sempre la sua vita. E non soltanto la sua…

Era il nome della prima regina d’Italia, Matilde di Canossa. Una donna fortissima e ingegnosa, che aveva tenuto testa a un imperatore e a un papa. Quando, il 5 aprile 1927, Matilde era venuta al mondo, la levatrice aveva esclamato: «Rosa Maria, questa bambina ha il temperamento di una regina! Guardate che caratterino».

Attraverso gli occhi e i ricordi della protagonista Matilde, Cinzia Giorgio con il nuovo romanzo "I migliori Anni", ci fa intraprendere un lungo viaggio pieno di ricordi, pensieri ed emozioni. Attraverseremo molte città: dal Castello aragonese di Baia-Campi Flegrei, passando per Venosa, Bari, Mantova, Parigi e infine arrivando nella città eterna, Roma.

È un lungo viaggio che parte dal lontano, 1933, anno in cui Matilde è solo una bambina e con la sua testardaggine e sfacciataggine dimostra ad Achille Storace, braccio destro di Mussolini, di essere caparbia e intelligente. Sarà proprio un regalo di Achille Storace a far capire a Matilde che non vuole essere una femmina come tutte le altre, ma lei il suo destino se lo vuole forgiare addosso con il suo carattere e ideali. Le 5 Lire donate dal segretario del partito fascista la accompagneranno in questo lungo viaggio di ricordi.

Roma, 1975 - Nel giorno del suo compleanno, Matilde sta per diventare per la prima volta nonna, mentre attende suo marito al bar per poi recarsi in ospedale inizia il suo lungo viaggio nel passato.
La bella venosina è la figlia maggiore del viceprefetto Fausto Carbiana; alta, longilinea, bionda e dagli occhi del colore dell'acqua marina Matilde fa breccia ne cuori di tutti, soprattutto di suo papà che a soli sedici anni gli concede di andare a studiare a Bari insieme a suo fratello Tonino. A Bari incontra Gregorio, uno dei ragazzi con cui condividerà l'appartamento e  il suo primo Amore.

«M’inchino a te, signora: sei tu forse dea o donna? Se una diva tu sei, abitatrice del vasto Olimpo, al portamento, al volto, alla persona, assomigli ad Artemide, figlia di Giove. E se sei una mortale, tre volte felici i tuoi parenti».
Matilde sorrise e gli rispose: «Straniero, non mi sembri affatto vile,
né tardo sembri d’ingegno…».

La vita di Matilde è una vita di amore, di rinunce, di sogni nel cassetto ma anche di esperienze ed eventi. Una vita vissuta nell'Italia alle prese con la Seconda Guerra Mondiale.
Lei cammina sempre a testa alta, affronta le avversità, l'amarezza e le delusioni senza piegarsi agli stereotipi del suo tempo; lei non voleva essere una donna come sua mamma, una madre devota con tanti figli e una gran padrona di casa. Lei voleva studiare, le voleva vivere. 

Lei non avrebbe mai voluto vivere sotto un regime tedesco, piuttosto sarebbe fuggita via. Era stufa marcia di essere stata prima una piccola e poi una giovane italiana. Sapeva bene cosa ci si aspettava da una donna: la virtù domestica, la maternità. Si sentiva quasi soffocare.

Un tema non meno importante, ma che ritorna sempre nei sui romanzi sono i libri; come per La piccola libreria di Venezia, la scrittrice ci delizia con i libri e le letture di Matilde, spargendole in vari punti del romanzo. Leggere i classici e alcuni libri non del tutto consoni per le donne, incita la protagonista ad aprire la mente e gli orizzonti, cercando continuamente la libertà.

L'ambientazione che fa da sfondo al romanzo viene rappresentata molto bene e descritta dettagliatamente: i culti religiosi, le tradizioni, le storie e l'appartenenza alla famiglia è molto forte e viva.

Ad essere onesta, non ho amato Matilde fin da subito; spesso mi è risultata antipatica e fredda, ma pian piano mi ha conquistata e spesso fatto anche ridere. Fino in fondo non capivo la sua ostinata mancanza di apprensione per la figlia e per il suo primo nipote, è rimasta fedele a distanza di quasi quarant'anni alle sue idee... ma alla fine capisce che forse deve solo chiudere con il passato.

Una bambina avrebbe dovuto affrontare molte più difficoltà nella vita, rispetto a un maschio, ma in fondo nelle sue vene scorreva anche il sangue dei Carbiana...  Sfiorò con la punta delle dita le cinque lire nella sua tasca... pensando che un giorno avrebbe regalato la moneta a quella bambina.

Cinzia Giorgio, a parer mio è una delle scrittrici con più talento che abbiamo in Italia. La sua scrittura è fluida e sempre ben chiara, mai noiosa o ripetitiva, riesce a rendere i suoi romanzi dei veri e propri capolavori. La cosa che più amo di lei è il modo in cui incastra perfettamente il passato con il presente; leggendo i pensieri di Matilde, è come se con i miei occhi potessi vedere anch'io l'orrore della guerra, come se potessi gustare un pizz'cannell, un dolce al cioccolato preparato dalla mamma, come se potessi percepire il fuoco ardere per l'ingiustizia e lo stereotipo della donna in quegli anni. 

Un romanzo storico, un romanzo di famiglia e di amore per sua Nonna. La scrittrice riesce a coinvolgere noi lettori in una maniera assoluta e determinante ed io per questo la adoro. Al prossimo romanzo.



1 commento:

  1. La meraviglia di questa recensione... grazie di cuore, mi hai fatto commuovere!

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