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venerdì 5 giugno 2020

[Recensione] WHIPLASH - film diretto da Damien Chazelle con Miles Teller e J. K. Simmons


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di WHIPLASH, film del 2014 diretto da Damien Chazelle e interpretato da Miles Teller e da J. K. Simmons, disponibile su Netflix.

Genere: Drammatico, Musicale
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Produttore: David Lancaster, Michel Litvak, Helen Estabrook, Jason Blum
Casa di produzione: Blumhouse Productions, Bold Films, Exile Entertainment, Right of Way Films
Distribuzione in italiano: Sony Pictures
Fotografia: Sharone Meir
Montaggio: Tom Cross
Musiche: Justin Hurwitz
Attori: Miles Teller, J. K. Simmons, Melissa Benoist, Austin Stowell, Paul Reiser, Nate Lang, Chris Mulkey, Jayson Blair
Paese di produzione: Gran Bretagna
Anno: 2014



Sinossi: Andrew è un giovane batterista jazz. Nella scuola di musica che frequenta, il direttore d'orchestra è un insegnante che per ottenere il massimo dai suoi studenti adotta spesso metodi crudeli, di cui il giovane subirà le conseguenze.




Andrew, diciannove anni, sogna di diventare uno dei migliori batteristi di jazz della sua generazione. Ma la concorrenza è spietata al conservatorio di Manhattan dove si esercita con accanimento. Il ragazzo ha come obiettivo anche quello di entrare in una delle orchestre del conservatorio, diretta dall’inflessibile e feroce professore Terence Fletcher. Quando infine riesce nel suo intento, Andrew si lancia, sotto la sua guida, alla ricerca dell’eccellenza.


Ovviamente non si può considerare questo film come innovativo, la tipologia è, infatti, ben nota ai più. In ogni contesto è sempre un fiorire di pellicole in cui si vedono giovani ragazzi talentuosi diventare dei professionisti, grazie alla guida illuminata di un maestro più o meno severo. Allora perché vi voglio parlare di questo film? Perché credo che, nonostante la premessa, non abbiate mai visto un prodotto del genere. È vero, la storia può sembrare banale, ma il modo in cui si sviluppa è assolutamente atipico. Qui infatti i metodi dell’insegnante sono assolutamente sopra le righe, sfociando più volte nella violenza fisica e psicologia, il protagonista si trova così a sprofondare in un inferno di vessazioni che lo portano a spingersi sempre oltre il limite, in una veloce e inarrestabile discesa nella follia. Una trama sicuramente dissacrante del classico rapporto tra insegnante ed allievo, ma al tempo stesso davvero unica e godibile nel suo genere.


Gli attori protagonisti sono professionisti affermati. Miles Teller è fantastico, non posso che dire che ho sofferto assieme a lui per ogni singolo colpo dato sulla batteria. Certe scene, con la telecamera piantata sulla sua persona, sono qualcosa da brividi. J. K. Simmons è sempre bravissimo. Nonostante non si veda spessissimo, ogni volta è un piacere, e anche qui riesce ad impersonare perfettamente l’insegnante dittatoriale e violento che la trama richiede, interpretazione che gli è valsa l’oscar come miglior attore non protagonista. Un lavoro veramente eccezionale.


La regia è nelle sapienti mani di Damien Chazelle, che ne scrive anche la sceneggiatura. Damien, infatti, inizia la sua carriera proprio come batterista jazz, e il suo insegnate di musica, estremamente esigente, è stata la persona su cui ha basato il personaggio di Terence Fletcher. Qualitativamente parlando fa un lavoro incredibile, come detto poco sopra, il merito di certe inquadrature e primi piani, è tutto suo e il risultato è assolutamente favoloso.


Per tirare le somme: una trama comune ma sviluppata in modo unico, attori bravissimi e una regia con i fiocchi, rendono questo film una perla nel catalogo di Netflix, assolutamente da guardare.

Considerazione spiccia: uno dei dialoghi che più di tutti mi ha colpito riguarda proprio la tipologia di insegnamento. Terence, in soldoni, diceva che a lui non interessa incoraggiare i ragazzi ripetendo “si, sei stato bravo” anche se non è vero. Perché così facendo si fa passare il messaggio che vada bene così, anche se in realtà si potrebbe fare meglio. Lui preferisce essere severo, offensivo e, se necessario, anche violento pur di spingere chi ha talento a migliorarsi ulteriormente, in modo che possa dare un contributo importante alla collettività. A detta sua: “se a Charlie Parker non avessero tirato un piatto in testa, non sarebbe diventato Bird e non avrebbe iniziato a volare”. Considerazione interessante sui metodi di insegnamento, non trovate?

Voto:
L’amichevole GM di quartiere

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