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sabato 13 giugno 2020

[Recensione] HAZZARD - film con Johnny Knoxville, Seann William Scott e Jessica Simpson


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di HAZZARD, film ispirato all’omonima serie televisiva, diretto da Jay Chandrasekhar, con Johnny Knoxville, Seann William Scott e Jessica Simpson. Ora disponibile su Netflix.

Genere: Commedia, Azione, Avventura
Regia: Jay Chandrasekhar
Sceneggiatura: John O'Brien, Jonathan L. Davis
Produttore: Bill Gerber
Fotografia: Lawrence Sher
Montaggio: Lee Haxall, Myron I. Kerstein
Musiche: Nathan Barr
Scenografia: Jon Gary Steele
Costumi: Genevieve Tyrrell
Attori: Johnny Knoxville, Seann William Scott, Jessica Simpson, Burt Reynolds, Willie Nelson, David Koechner, M.C. Gainey, Michael Weston, Lynda Carter, Henry Jaderlund, Kevin Heffernan, James Roday, Joe Don Baker, Alice Greczyn, Nikki Griffin, Jacqui Maxwell, Stephen Carlos Lemme, Michael Roof, Jack Polick, Ritchie Montgomery
Paese: USA
Anno: 2005


Sinossi: I cugini Bo e Luke Duke, con l'aiuto della loro cugina Daisy e dello zio Jesse, cercano di salvare la fattoria di famiglia dalla distruzione, per colpa del piano del malvagio Boss Hogg.




Bo e Luke Duke sono due cugini che vivono insieme allo zio Jesse e alla loro attraente cugina Daisy in una fattoria nella contea di Hazzard. Oltre a lavorare nella fattoria di famiglia, i due cugini si mettono spesso nei guai con lo sceriffo Rosco P. Coltrane, guidando in maniera spericolata la loro "Generale Lee", una Dodge Charger arancione del 1969. Il commissario locale, il corrotto e cinico Boss Hogg, che nutre una particolare antipatia per i Dukes, coglie la prima occasione offertasi per sfrattarli dalla loro proprietà, e mettere così in atto il suo piano malvagio.


Parliamo un po’ del film. Si tratta ovviamente di una commedia dal ritmo molto adrenalinico, in cui i protagonisti se la spassano fra inseguimenti in automobile, scazzottate, e belle ragazze. La trama però ha comunque un suo spessore, non è così lineare come ci si potrebbe aspettare. Il piano malvagio di Boss Hogg (uno dei grandi classici anche della serie tv) viene via via svelato grazie alle indagini, alla testardaggine e alle esplosioni causate dal duo protagonista. Nonostante si tratti di un filmetto fatto più che altro per incassare grazie alla fama della serie tv a cui è ispirato, non è stato buttato lì in modo approssimativo. Forse non renderà piena giustizia all’originale, ma nemmeno ne infanga la memoria.


Gli attori sono bene o male conosciuti e sicuramente famosi nel loro genere. Sia Johnny Knoxville che Seann William Scott riescono ad interpretare molto bene i cugini Duke, dando loro anche un tocco personale che, pur discostandosi un po’ dai personaggi originali, risulta funzionale alla storia e divertente. Un lavoro che ritengo assolutamente all’altezza del compito. Jessika Simpson invece è la vera rivelazione. Al suo esordio come attrice, e nonostante inserita nei panni di uno dei personaggi con i dialoghi più banali della storia, riesce ad essere comunque abbastanza in gamba da non far sembrare Daisy una semplice macchietta, messa lì solo per l’aspetto.


La regia è affidata a Jay Chandrasekhar, all’epoca praticamente un esordiente, che nonostante l’inesperienza riesce comunque a dare un senso al film, portandoci scene assolutamente fin troppo adrenaliniche e ben fatte per un B-movie come questo.

Un paragrafo a parte lo merita la colonna sonora in stile Country. Sarà che sono pur sempre un montanaro campagnolo nato e cresciuto in mezzo agli animali, ma ho adorato ogni singola nota ascoltata.


Per tirare le somme: una trama curiosamente interessante, una storia simpatica, attori all’altezza del compito e una regia in gamba, rendono HAZZARD un buon prodotto sul catalogo di Netflix.

Considerazione spiccia: una delle cose che più mi hanno infastidito è stata la scelta di far interpretare Boss Hogg a Burt Reynolds. Senza ombra di dubbio un bravissimo attore, ma non c’entra nulla con Sorrell Booke, l’interprete originale. Una delle cose, infatti, ad essermi mancate di più sono proprio state le gag di quell’ometto piccolo, tarchiato ed incredibilmente espressivo. Ma ahimè, la nostalgia non si può guarire solamente con un remake. Il film non è un capolavoro, anzi, è stato nominato a quasi tutti i Razzie Awards (i premi ai peggiori film), non ha praticamente nulla di fantastico o favoloso, quindi perché ve lo consiglio? Perché ogni tanto sento il bisogno di qualcosa di leggero, divertente e che non sia necessariamente il “Mattone polacco, minimalista di regista morto suicida giovanissimo” [semicit.] e, in questi casi, una commediola divertente e senza troppe pretese è esattamente quello che ci vuole.

Voto: 3
L’amichevole GM di quartiere.

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