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sabato 20 aprile 2019

[Recensione] THE END? L' INFERNO FUORI - horror diretto da Daniele Misischia.


Buon sabato amici!
Eccoci a un nuovo appuntamento con il cinefilo impertinente che ci parlerà di THE END? L' INFERNO FUORI, horror ambientato a Roma e diretto da Daniele Misischia.



Genere: Horror - Thriller
Regia: Daniele Misischia
Sceneggiatura: Cristiano Ciccotti, Daniele Misischia
Montaggio: Federico Maria Maneschi
Fotografia: Angelo Sorrentino
Musiche: Isac Roitn
Produzione: Mompracem srl, Rai Cinema
Anno: 2018
Attori: Alessandro Roja, Carolina Crescentini, Claudio Camilli, Euridice Axen, Benedetta Cimatti, Bianca Friscelli, Roberto Scotto Pagliara
Paese: Italia
Distribuzione: 01 Distribution

Sinossi: In una Roma frenetica e più congestionata del solito, Claudio (Alessandro Roja), un importante uomo d’affari cinico e narcisista, rimane bloccato in ascensore a causa di un guasto. Quel fastidioso inconveniente sarà solo l’inizio. Bloccato tra due piani e intrappolato in una gabbia di metallo, dovrà fare i conti con qualcosa di disumano e aberrante. La città è in preda al delirio, un virus letale sta trasformando le persone. Solo l’istinto di sopravvivenza potrà contrastare l’apocalisse ormai inevitabile.


Che fare quando passi una vita intera a fantasticare su storie di zombi e poi la 01 Distribution ti sbatte fuori un film pieno di non-morti tutto italiano? Beh sarò onesto con voi: ci sono stati casi in cui il sesso mi ha dato meno soddisfazioni. 
Poi ho iniziato a guardare il film. 

Il protagonista su cui ruota tutta la storia è un intraprendente uomo d’affari. Partiamo dal presupposto che io amo alla follia lo stereotipo dell’uomo d’affari scontroso, impegnatissimo e che tratta tutti con inferiorità. Credo che a oggi se sei uno sceneggiatore che vuole far odiare un personaggio è sufficiente spararlo dentro a un abito firmato che costa come lo stipendio medio di un impiegato, mandarlo a trattar male chi lavora per lui e dargli una valigetta con all’interno delle slide rilegate con disegnati dei grafici da osservare come se ne capisse qualcosa, poco importa se siamo nel 2019 e non si vedono grafici di crescita stampati in A4 da quando Michael Douglas interpretava Gordon Gekko in Wall Street (1987), l’importante è che già dalle prime sequenze tu possa provare un odio profondo per tutto quello che quel povero cristo rappresenta. E qui gli sceneggiatori ci sono riusciti benissimo! Poi non contenti hanno calcato la mano aggiungendo un pizzico di misoginia e considerazione della donna al pari di un oggetto sessuale. 



Devo ammettere però una cosa: quando il protagonista blocca la ragazza in ascensore tentando a tutti i costi di ficcarle la lingua in bocca ho dovuto mettere in pausa e controllare di non star guardando un film di fantascienza. Perché insomma, siamo sinceri, già dalle prime battute si capisce che nel mondo reale uno così non sarebbe a capo di un importante progetto di espansione aziendale ma a Regina Coeli con un serie di accuse e condanne per diffamazione e molestie talmente lunga da fare invidia a Weinstein. 
Ma lui no, perché lui è Claudio Verona! Non temete di dimenticare il suo nome, tanto lo ripete all’inizio di ogni battuta per tutta la prima ora. 



Insomma, la partenza non è proprio a strappo, ma magari col tempo migliora. Magari invece no.
La trama promette bene e la storia ci prende per mano e ci conduce in questo mondo in cui lentamente le cose vanno a rotoli con gli zombi che pian piano iniziano ad apparire per sbranare le persone. Il lavoro di sceneggiatura in realtà è fatto molto bene perché ci fa calare immediatamente nella situazione paradossale del protagonista bloccato in un ascensore, impossibilitato a comunicare con il mondo esterno se non attraverso il telefono e una piccola apertura fra le porte, insomma: il sogno di ogni claustrofobico.



La trama è abbastanza curata, con qualche errore qua e là e jumpscare un po’ troppo telefonati, ma a fare veramente tutto il lavoro sono la straordinaria interpretazione di Alessandro Roja che riesce tranquillamente a reggere la pressione di un intero film unicamente sulle sue spalle, e i dialoghi talmente ben fatti che riescono a farti vedere l’incubo attraverso le voci delle persone al telefono.



Diciamo che nell’insieme il film delude un pochino, sicuramente alcuni aspetti potevano essere più curati, ma nascendo da un’idea alternativa è diventato qualcosa di nuovo e comunque godibile.

Voto: 2
Il vostro amichevole GM di quartiere.

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