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sabato 3 luglio 2021

[Recensione] UN PADRE - film con Kevin Hart disponibile su Netflix



Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di UN PADRE, il film commedia-drammatico diretto da Paul Weitz, con Kevin Hart, tratto dal libro “Two Kisses for Maddy: A Memoir of Loss and Love” di Matthew Logelin, ora disponibile su Netflix.

Genere: Drammatico, Commedia 
Regia: Paul Weitz
Sceneggiatura: Dana Stevens, Paul Weitz
Fotografia: Tobias Datum
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Attori: Kevin Hart, Paul Alexander Désiré, Rodney Alexandre, Christine Lane, Julian Casey, Teneisha Collins, Holly G. Frankel, DeWanda Wise, Rachel Mutombo, LilRel Howery, Marco Ledezma, Achilles Montes-Vamvas, Paul Reiser, Alfre Woodard
Anno: 2021
Paese: USA




Trama: 
In questa storia vera emozionante e divertente, Kevin Hart è un vedovo che deve misurarsi con uno dei compiti più difficili del mondo: essere padre.






A me capita abbastanza spesso di restare deluso da questo genere di prodotti. Molte volte, infatti, si tratta di pellicole ideate appositamente per stimolare certe reazioni nel pubblico, in questo caso l’empatia col protagonista. E per farlo si limitano a concentrare, in 100 minuti di film, tutte le sfighe capitate nel corso della vita a una singola persona, e solo per farti dire «o mio dio, ma quanto sei sfortunato!». In quei casi siamo al limite della tv spazzatura. Perché intendiamoci: bene o male a tutti noi sono capitati almeno 100 minuti di bruttissime esperienze nel corso della vita. Quindi perché vi sto parlando di questo prodotto? Beh, qui le cose sono un po’ diverse. Ma andiamo più nello specifico.


“Se dovevi avere un solo genitore avrei voluto che fosse tua mamma”

Matt è il tipico marito scansafatiche e con ancora la mentalità un po’ da adolescente. Gli piace far baldoria con gli amici, “bevacchiare” un pochino e rimandare sempre tutti gli impegni a “data da definirsi”. Al punto in cui si ritrova, con una bambina nata prematura di dieci giorni, a non averle ancora montato il lettino. Si vedrà costretto, però, a maturare improvvisamente quando, poche ore dopo il parto, la sua dolce metà morirà a causa di una complicazione improvvisa. Si ritroverà così a dover crescere una bambina completamente da solo, cercando allo stesso tempo di mantenersi il lavoro e quel po’ di legami personali che gli sono rimasti.


“Scusatemi, ma non ha smesso di piangere per ore.
Scusi ma il gruppo è per neomamme.
Sulla porta c’è scritto “genitori”, io sono un genitore e non so quel che faccio!”

Il film ovviamente segue sempre lo schema sopra citato, ci mostra infatti un padre vedovo, alle prese con tutte le problematiche di dover crescere da solo una figlia. Ma il modo in cui ci trasmettono le sue emozioni è attraverso un filtro comico che rende il tutto molto più interessante. Nonostante, infatti, ci si rende conto della situazione pesante e difficilissima che il protagonista sta vivendo, spesso il modo in cui sono costruiti i dialoghi e le scene trasformano quello che stiamo vedendo da triste a grottesco. Permettendoci di ridere di cose di cui, oggettivamente, non ci sarebbe così tanto da ridere. E credo che sia questo il vero motivo per cui sono rimasto affascinato dal prodotto.


“Siamo sempre solo noi! Le altre persone hanno più persone!”

Qui sul cast non c’è molto da dire. Il trio di punta del film sono sicuramente Kevin Hart, Lil Rel Howery e Antony Carrigan. Kevin è probabilmente la persona fisicamente meno indicata a rappresentare il padre esaurito, ma il suo lavoro è fenomenale. Pur essendo abituato a interpretare quasi sempre ruoli comici d’azione, anche nel drammatico sa davvero il fatto suo. Lil Rel è esattamente la spalla comica. Appoggia le battute, crea l’atmosfera giusta e, assieme ad Antony Carrigan riescono sempre a far cambiare rotta all’emotività dello spettatore. Sicuramente non sarebbe stato un film altrettanto bello senza di loro.


“Noi padri proviamo ad essere perfetti, ma non abbiamo alcun controllo”

Cosa non mi è piaciuto: la struttura comica del film ogni tanto traballa un po’. Alcune scene sono esagerate e danno l’impressione di essere tirate un po’ per le lunghe, fino a diventare decisamente fuori luogo. Anche se ogni volta in cui succede riescono in qualche modo a recuperare. La seconda parte del film, poi, esaspera certe situazioni con lo scopo di creare un forte impatto emotivo. Peccato che la cosa si noti troppo.


Voto: 3
L’amichevole GM di quartiere.

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