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venerdì 24 luglio 2020

[Recensione] PRISON PLAYBOOK - la serie tv drama coreana con Park Hae-soo e Jung Kyung-ho disponibile su Netflix

Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di PRISON PLAYBOOK (Una saggia vita in prigione), la serie tv drama coreana, con Park Hae-soo e Jung Kyung-ho, disponibile su Netflix.

Genere: Drama Corano, Dark Comedy
Ideatore: Lee Woo-jung
Regia: Shin Won-ho
Sceneggiatura: Jung Bo-hoon
Rete televisiva: tvN
Attori: Park Hae-soo, Lee Tae-sun, Jung Kyung-ho, Lee Do-hyun, Krystal Jung, Shin Rin-ah, Lee Chae-yoon, Lim Hwa-young, Ye Soo-jung, Kim Kyung-nam, Sung Dong-il, Jung Jae-sung, Lee Ho-chul, Choi Moo-sung, Park Ho-san, Kang Seung-yoon, Jung Min-sung, Lee Kyu-hyung, Ahn Chang-hwan, Jung Hae-in, Kim Sung-cheol, Jung Woong-in
Anno: 2018
Paese: Corea del Sud
Distribuzione in italiano: Netflix
Stagioni: 1
Puntate: 16
Durata: 90 min. (episodio)


Sinossi: Kim Je-hyuk era il migliore lanciatore di rilievo della Corea finché, difendendo la sorella da un assalitore, non è stato condannato ad un anno di carcere per aver abusato della forza. In pigione è sorvegliato dal suo migliore amico, Lee Joon-ho.




Kim Je-hyuk è il lanciatore più promettente della lega coreana, con un futuro nei Red Sox. Una sera, mentre fa visita alla sorella, scopre che un uomo le si è introdotto in casa con l’intenzione di violentarla. Ne scaturisce un inseguimento e una colluttazione, al seguito della quale l’assalitore viene ricoverato in ospedale in coma. Je-hyuk viene così processato e condannato a un anno di carcere per eccesso di legittima difesa. In prigione scoprirà come trarre il meglio anche dalle situazioni più difficili.


Partiamo facendo un paio di premesse: la serie tv si dipana attraverso 16 episodi da circa 90 minuti. Un tempo lunghissimo a cui generalmente non siamo abituati. Ogni episodio, infatti, è come un film a sé stante con sottotrame che iniziano e si concludono, intrecciandosi nel frattempo alla storia principale. Ma vogliamo parlare proprio di quest’ultima? È un drama, quindi certamente non ci si può aspettare che tratti di argomenti leggeri, ma il modo in cui lo fa, alternando dialoghi molto intensi a siparietti comici ben fatti, la rende un’esperienza godibilissima e fruibile per tutti. Anche per chi, magari, preferisce una serie da guardare in leggerezza. Trovo infatti che il lavoro di sceneggiatura davvero ben fatto.


Per quanto riguarda la recitazione non ho molto da dire. Pur non essendo il primo prodotto coreano che guardo, è la prima serie tv e non conoscevo nessuno degli attori. Posso solo ammettere però di averli trovati piacevolmente bravi. L’espressività orientale è incredibilmente accentuata quando si tratta di professionisti, e il risultato è che molto spesso non servirebbero quasi nemmeno le parole per capire cosa stia succedendo. Una mimica così accentuata che a volte può sembrare persino forzata, ma che su certi personaggi è chiaramente perfetta.


La regia e la colonna sonora sono, probabilmente, la parte che più ha inciso sulla qualità del prodotto. Oltre alle canzoni utilizzate, uno degli aspetti che più mi ha colpito sono gli effetti sonori ricorrenti durante la visione. Quei rumori caratteristici che tendono a rimarcare ed amplificare il lato emotivo della scena vista. Non so se ricordate le sitcom degli anni ’80, quando ad ogni battuta si sentiva un pubblico applaudire, quell’effetto sonoro serviva a farci capire che quella appena vista doveva essere una scena divertente. Ecco, il principio è lo stesso ma l’effetto, credetemi, è completamente diverso. Quello che la colonna sonora si propone di fare non è farci capire quello che vediamo (non ce n’è assolutamente bisogno) ma amplificare, attraverso il suono, le emozioni che stiamo provando. Ed ecco come, quasi per magia, con la giusta aggiunta musicale, una scena divertente diventa comica, e una scena triste diventa commovente. La regia ci mette tantissimo del suo, continuando a seguire diverse trame attraverso gli episodi e fornendoci indizi, di volta in volta, attraverso i flashback dei protagonisti. Insomma, un lavoro di collaborazione unico che difficilmente si vede in altre serie tv.


Per tirare le somme: una trama molto ben studiata, una comicità genuina e raffinata e attori molto bravi, rendono PRISON PLAYBOOK un ottimo prodotto sul catalogo di Netflix.

Considerazione spiccia: tutta la serie si sviluppa sul formato della sitcom, ambientata quasi interamente all’interno di pochissimi ambienti carcerari. Una scelta che però ci mette anche nella posizione di poter capire che razza di difficoltà deve aver riscontrato il protagonista, una persona che aveva ottenuto tutto dalla vita, ma che per salvare la sorella si è ritrovato a dover vivere per mesi all’interno di una stanza assieme a degli sconosciuti, tutti criminali. Ed è qui che il titolo originale diventa rivelatore della serie. Quello che il Je-hyuk si trova a dover vivere, infatti, è proprio una saggia vita in prigione.

Voto: 5
L’amichevole GM di quartiere.

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