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domenica 17 maggio 2020

[Recensione] PARASITE - film vincitore della Palma D'Oro al Festival di Cannes e di quattro Oscar


Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di PARASITE, il film vincitore della Palma D'Oro al Festival di Cannes e di quattro Oscar, diretto da Bong Joon-ho ed ora disponibile su Sky.


Genere: Thriller, Commedia, Drammatico
Regia: Bong Joon-ho
Soggetto: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Han Ji-won
Produttore: Bong Joon-ho, Kwak Sin-ae, Moon Yang-kwon, Jang Yeong-hwan
Produttore esecutivo: Miky Lee
Fotografia: Hong Kyung-pyo
Montaggio: Yang Jin-mo
Effetti speciali: Hong Jeong-ho, Jung Do-ahn, Park Kyung-soo
Musiche: Jung Jae-il
Scenografia: Lee Ha-jun
Costumi: Choi Se-yeon
Trucco: Kim Seo-jeong, Kwak Tae-yong, Hwang Hyo-kyun
Attori: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik, Park So-dam, Lee Jung-eun, Park Myeong-hoon, Chang Hyae-jin, Jung Ziso, Jung Hyeon-jun, Park Seo-joon
Paese di produzione: Corea del Sud
Anno: 2019


Sinossi: una famiglia povera ma molto unita, grazie a una raffinata serie di stratagemmi, riuscirà ad insinuarsi sempre più in profondità nell’agiata vita di una ricca coppia.




Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada. La presenza dei genitori e della sorella rende le condizioni abitative difficoltose, ma l'affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. Ki-woo è raccomandato dal suo amico, uno studente in una prestigiosa università, per un lavoro di tutoraggio ben pagato. Con il peso delle aspettative di tutta la sua famiglia, Ki-woo si dirige a casa della famiglia Park per il colloquio. Arrivato a casa di Mr. Park, il proprietario di una società di informatica, Ki-woo incontra Yeon-kyo, la bellissima giovane donna della casa. Ma a seguito di questo primo incontro tra le due famiglie, inizia una serie inarrestabile di disavventure.


Ritengo di non possedere la giusta cultura cinematografica per poter veramente apprezzare un film del genere, ma certamente questo non mi impedirà di provare comunque a recensirlo. La trama è sicuramente bene elaborata, il regista porta sullo schermo quello che generalmente è il suo punto forte, cioè la lotta di classe, mettendo a confronto due famiglie completamente diverse. Se da un lato la povertà ha avvicinato molto i Kim, facendogli creare un fortissimo legame affettivo, dall’altro la ricchezza dei Pak sembra aver reso il capofamiglia anaffettivo, cosa più volte messa in evidenza dalla suo modo di rispondere alla classica domanda/affermazione, riferita alla moglie, “ma lei la ama comunque molto vero?” con smorfie di vario genere, miste ad un pizzico di fastidio nello sguardo. Nemmeno la moglie di Pak sembra essere del tutto immune alla corruzione generata dal denaro, vediamo infatti come cerchi di risultare sempre molto cordiale e gentile con tutti i dipendenti ma senza farsi molti scrupoli nel licenziare, escludendo qualunque tipo di approfondimento, chiunque consideri anche solo lontanamente un “pericolo” per la sua famiglia.


Gli attori sono tutti incredibilmente bravi, nonostante la barriera culturale che ci separa, e considerando che generalmente per gli occidentali è difficile riuscire a capire l’espressività dei volti orientali, sono più che felice di dire che ognuno dei protagonisti riesce ad esprimere la vasta gamma emotiva richiesta da questo lavoro in modo eccellente, rendendo la visione davvero godibile.


Per tirare le somme: una bella trama e ottimi attori, rendono questo film sicuramente un ottimo pezzo del catalogo di Sky.

Considerazione spiccia: la pellicola ha vinto una carrellata di premi tra cui un oscar al miglior film. La prima volta che a vincerlo non è un film in lingua inglese (se si escludono i muti). Onestamente però non credo che li valesse poi tutti. Lungi da me ritenermi migliore di chi assegna i premi, anzi, sicuramente mi manca la cultura cinematografica per capire fino in fondo il prodotto, ma ritengo che sotto molti aspetti sia esagerato. Nello specifico, si cerca di estremizzare comportamenti stereotipati come quello della famiglia povera ma felice, in contrapposizione a quella ricca ma anaffettiva, puntando molto sulle differenze sociali e comportamentali, che però di fatto, nella realtà, sono completamente slegate dal carattere economico. Che detto in altre parole significa che non tutte le famiglie povere sono felici, e non tutti i ricchi hanno la puzza sotto il naso. Onestamente non so come valutarlo, è sicuramente bello e merita di essere visto ma, almeno per me, non è il tipico film che ogni tanto mi piace rivedere.

Voto: 3
L’amichevole GM di quartiere.

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