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martedì 5 maggio 2020

[Recensione] L'ULTIMO CARNEVALE - Paolo Malaguti


Buongiorno amici lettori!
Oggi la nostra Simo ci parla de L'ULTIMO CARNEVALE di Paolo Malaguti, edito Solferino.


Genere: Narrativa
Casa editrice: Solferino
Data di Uscita: Maggio 2019
Prezzo: € 10.00 - Ebook € 9.99

Sinossi: 19 febbraio 2080. Martedì grasso. C’è nebbia, sulla laguna deserta, i turisti non sono ancora arrivati. Affluiranno appena farà giorno, pagando il biglietto e passando dai tornelli: già, perché da quando Venezia è stata dichiarata non più agibile, evacuata e trasformata in Venice Park – la più pittoresca delle attrazioni italiane – non esistono più residenti.
Solo il circo quotidiano dei visitatori e degli accompagnatori, oltre a un pugno di Resistenti che vorrebbe vederla tornare viva e abitata. In questo giorno d’inverno ci sono Michele e Sandro, guardiani che pattugliano la laguna. C’è Carlo, guida turistica appena promossa (e già in un mare di guai). C’è Rebecca, la combattiva attivista disposta a trasformarsi in assassina pur di non rassegnarsi alla morte della sua città.
E c’è Giobbe, un vecchio che ha perso tutto: la moglie, la casa, la memoria… ma l’unica cosa che gli è rimasta, un segreto racchiuso in un mazzo di chiavi, può cambiare il futuro. Che infatti cambierà, nell’arco di un’indimenticabile giornata di Carnevale.
Allucinazione e realismo, tenerezza e mistero sono le cifre di un romanzo storico diverso da ogni altro, capace di proiettare il passato in un futuro prossimo che somiglia vertiginosamente al nostro. La città d’arte più famosa al mondo fa da scenario a un’avventura dal passo di nebbia e di tuono, in cui si muovono quattro personaggi che in modi diversi dovranno scegliere tra se stessi e Venezia.



Terminato questo romanzo mi sono sentita spaesata, inizialmente atterrita e spaventata per una Venezia del 2080 chiusa, senza abitanti e con gran parte del patrimonio rinchiuso in palazzi di cristallo e quello immerso dalle acque, proiettato da fotogrammi. 

Una città ormai inesistente, morta e trasformata in un grande parco Venice park; per accedere bisogna acquistare un biglietto e dopo svariati controlli, code e tornelli inizia la guida di quello che è rimasto della città. 

Venezia uccisa dall’acqua? [«Corriere della Sera», 12 maggio 2065] Alla fine è accaduto. Venezia è morta.

Tornando a noi, il libro viene narrato dai protagonisti; la narrazione si svolge nelle quarantott’ore prima del carnevale. I protagonisti sono ben diversi fra di loro. Rebecca, una ragazza che fa parte dei resistenti attivisti contro l’ente Parco. Lei non mi è piaciuta fin da subito, ma ho apprezzato molto la sua caparbietà e sicurezza nel portare a termine il suo progetto. 

Carlo, una guida turistica che al suo primo giorno da guida rossa si troverà in una situazione difficile; mi è apparso senza fascino e nerbo. 

Infine Giobbe, un vecchio nato e cresciuto a Venezia, vive il presente e affiancato dai perenni flashback del passato. È senz’altro il protagonista più forte tra i tre. Paolo Malaguti è stato bravo a creare l’anziano veneziano che ha vissuto la vera bellezza di Venezia ed il dopo; inoltre si esprime perlopiù in dialetto richiamando sempre la mia attenzione. 

Capitolo dopo capitolo veniamo a conoscenza di cosa è successo ai protagonisti ma soprattutto alla città, per primo chiusa al pubblico, poi agli abitanti ed infine privatizzata. 

Lo scrittore è molto descrittivo sia nei fatti storici e politici che nelle vite dei protagonisti, questo a mio avviso ha indebolito parecchio la lettura rallentandone il ritmo in alcuni capitoli. 

Ma cosa succederà il giorno di carnevale?? Questo lo lascio scoprire a voi, sarà proprio quello il momento in cui il romanzo arriva all’apice. 

Seppur con alcuni protagonisti deboli ed alcuni capitoli lenti, Malaguti riesce a costruire un racconto che lascia al lettore la voglia di arrivare fino in fondo. 

“Non le interessa il significato che lì sotto daranno a quella pioggia rossa: il sangue di Venezia, il sangue dei veneziani, o il colore tipico della città che torna a dare vita agli edifici resi pallidi dall’abbandono…”



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