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lunedì 21 settembre 2020

[Recensione] AMORE DELUXE EDITION - Roberto Gerilli

Ciao Amiche Impertinenti!
Oggi diamo il benvenuto ad una nuova collaboratrice: MaraLock.
Per la sua prima recensione ha deciso di leggere AMORE DELUXE EDITION di Roberto Gerilli.

Genere:
Fiction
Casa editrice: HarperCollins
Data di Uscita: 01 Settembre 2020
Prezzo: Ebook € 3.99

Sinossi: Avete presente quella vecchia commedia romantica che citate a memoria e guardate e riguardate, soprattutto quando siete giù di morale? Immaginate se fosse ispirata alla storia dei vostri genitori. Riuscireste a continuare a credere che certe cose succedono solo al cinema? Marco ha quasi trent’anni ed è il figlio della commedia più romantica di sempre e forse per questo è ancora single: non vuole compromessi nella sceneggiatura della sua vita. La notte di San Valentino, riceve una telefonata da Molly, un’assistente di produzione che lo invita a New York per un’intervista: realizzeranno un cofanetto deluxe edition dalla pellicola tratta dalla storia d’amore dei suoi genitori. Potrebbe sembrare l’incipit perfetto per una commedia romantica degna di Hollywood, Marco già immagina il suo lieto fine… Peccato che la realtà non tragga ispirazione dai suoi film mentali.

Fin dalle prime righe di Amore Deluxe Edition mi sono detta che il romanzo di questo autore esordiente prometteva bene. Gli incipit di un romanzo di solito sono rivelatori. Quindi, comincio con il premiare con quattro bacchette la prosa fluida e il ritmo con cui Gerilli si addentra nelle vicende sentimentali del protagonista. Lo dico senza esitazione, Gerilli ha il ritmo nella penna. Ma…   

 

“Dicono sia il motivo della mia infelicità, la ragione per cui rovino tutte le storie d'amore. Io dissento. Non sono molto allegro di recente, è vero, e sono di nuovo single, vero anche questo, ma aspirare a una ragazza capace di renderti una persona migliore è un pregio, non un difetto.”

 

Marco, trentenne single e sfortunato in amore, è il protagonista di questo romance italiano ambientato quasi completamente nella Grande Mela. Location a parte (ruffiana e un po’ trita), l’idea di un romance scritto da un uomo potrebbe essere intrigante e originale, vero? Soprattutto di questi tempi in cui la narrazione a due voci non solo è inflazionata ma, ahimé, pure poco verosimile (vogliamo parlare della scarsa credibilità di una ‘voce’ maschile scritta da un pugno femminile?), ben venga un romance in cui il punto di vista maschile è autentico: visto, sentito e scritto da chi può vantare il cromosoma Y.
E qui casca l’asino! Il punto di vista forse è fin troppo maschile per riuscire a coinvolgere davvero emotivamente una lettrice donna? O forse c’è qualche pecca nella stesura di un romanzo che aveva potenzialità, ma non le ha sfruttate appieno? Chissà che la verità non stia nel mezzo.

Dunque, vediamo. Marco è un personaggio simpatico, un ragazzo vero e lontano dai cliché. Non è un bellone tormentato, né un fisicato supersportivo o un ricco e inarrivabile uomo di successo.
Bacchette a favore di Gerilli che giustamente opta per la normalità del maschio comune.
In alto le bacchette anche per le citazioni e i riferimenti alle famose commedie romantiche del grande cinema. Però… Però avrei voluto di più. Avrei voluto più intensità, avrei voluto più profondità nella caratterizzazione dei personaggi e nell’esternazione dei sentimenti che invece rimangono sospesi, quasi acerbi.
Diciamolo, ci sono passaggi incisivi e indovinati come questo:

 

“Quando sei piccolo l’amore è un’equazione semplice: Marco + Tizia a caso = Cuore. Una domanda: vuoi stare con me? Una risposta: sì o no. Nessuna incertezza, nessuna situazione da interpretare, nessuna ansia. E anche lo stare insieme è definito: significa tenersi per mano durante parte della ricreazione (non tutta, perché giocare con le femmine è una gran palla).”

 

Perfetto, vero? Sì, perché descrive appieno la mentalità basica maschile, terrorizzata dall’idea di perdersi in complicate analisi delle sfumature. E perfetto perché ti fa desiderare di scoprire quello che viene dopo, ovvero attendi che il personaggio ti sveli l’evoluzione di questo pensiero basico in un tormento che non riesce a gestire o a risolvere… Invece tutte le premesse vengono disattese dall’ennesimo dialogo superfluo, con tanto di citazioni cinematografiche che, se all’inizio erano divertenti, pagina dopo pagina risultano ridondanti. Peccato per l’occasione mancata. Bastava solo soffermarsi, approfondire e sviluppare. Un po’ come quando la prof a scuola dava le indicazioni/correzioni sullo sviluppo del tema.

Purtroppo a me, a tratti, ha fatto pensare davvero solo a una sceneggiatura, divertente e leggera, che gli attori avranno il compito di scaldare con la loro abile recitazione. Peccato però che in un romanzo non ci siano attori che possono supplire la sua carenza di fondo. Mi tocca anche aggiungere che i dialoghi sono tanti e spesso inutili ai fini dell’intreccio (ma questo fa parte delle ingenuità che si possono anche perdonare a uno scrittore esordiente). Confesso che, se all’inizio mi divertivano, dopo un po’ i continui riferimenti a scene da film di cassetta hanno perso di appeal.

Quindi tre bacchette al mix di ingredienti. La pozione finale avrebbe potuto essere magica se solo qualcuno avesse aiutato Gerilli ad aggiustare le dosi, un po’ meno di questo un po’ più di quello e… voilà!

Voi cosa ne pensate? Leggetelo e poi ditemi: sono una strega molto cattiva?

 

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