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giovedì 10 settembre 2020

[Recensione] DIARIO DI UNA PSICOLOGA. RIFLESSIONI NELLA STANZA DI TERAPIA - Annalisa Pellegrino


Care Impertinenti,
oggi vi parliamo di DIARIO DI UNA PSICOLOGA. RIFLESSIONI NELLA STANZA DI TERAPIA di Annalisa Pellegrino


Genere:
Psicologia
Casa editrice: Emia Edizioni
Data di Uscita: Dicembre 2019
Prezzo: € 11.40


Sinossi: Il libro dei pensieri di una analista della psiche che, per il solo tempo della lettura di questo scritto, smetterà di ascoltare e parlerà scrivendo. Racconterà cosa pensa una psicologa. Rivelerà cosa fa quando, da sola, nel suo studio, attende un paziente. Metterà a nudo le sue emozioni. Descriverà, infine, il suo sentire. Un dialogo intimista e spassionato. A tu per tu con gli infiniti percorsi della mente. Il viaggio in un mondo che incuriosisce più di quanto si possa immaginare, perché, in fondo, la conoscenza è anche desiderio di sapere.




«Quando ricevo la notizia di una nascita mi emoziono sempre. 
Questo miracolo della Vita che nasce, nonostante tutto… 
La Vita che comunque va avanti, 
nonostante il dolore, la morte, la sofferenza… 
La Vita, imperterrita, ci riprova sempre.»


Quando si pensa a uno psicologo, lo si immagina silenzioso, seduto su una bella sedie in pelle, che paziente ti ascolta, ti pone le domande giuste al momento giusto e che prova a farti aprire, a farti stare meglio. 

Lo psicologo ha un ruolo importante che molto spesso viene sottovalutato. Mi è capitato tanto volte di vedere sguardi incerti o di derisione, se qualcuno prova a dire “vado dallo psicologo”. 

Quasi come se dovessi giustificare il motivo per cui andarci. Quasi come se solo Tim Burndy, o un qualsiasi sociopatico, avesse il permesso di andare a fare sedute di psicoterapia. 

Bene, lettori. Notizia bomba: lo psicologo fa bene a tutti! 

E a dircelo è la stessa autrice, Annalisa Pellegrino, che nel suo libro “Diario di una psicologa” ci racconta la sua storia, le sue emozioni, i suoi attimi di vita quotidiana, le sue riflessioni più profonde e consigli per come affrontare la vita. 

Con uno stile scorrevole, pulito e piacevole, quasi come se l’autrice parlasse a bassa voce e stesse cantando una melodia meravigliosa, ci trasporta per una volta nella vita nella mente di una psicologa. Di una persona che ne ha sentite tante di storie, che fa un lavoro con passione e con la voglia di “salvare tutti”. 

Annalisa inizia il suo libro/diario raccontandoci come è nata la voglia di intraprendere questa carriera lavorativa. A soli sedici anni ha capito che il suo futuro sarebbe stata psicologia, nonostante il parere contrario dei suoi genitori. 

A venticinque anni aveva già il suo studio, in collaborazione con un altro medico, e la sua prima vera paziente. 

Ma cosa fa una psicologa? 

«Costruisco puzzle. O meglio, aiuto le persone a costruire puzzle.»

Infatti, l’autrice ci spiega che i pazienti arrivano con una scatola piena di pezzi di vita: sofferenze, ansie, dolori, ma anche gioie, momenti di felicità e speranze per il futuro. Arrivano con il loro bagaglio di vita, ma che non sanno ancora guardare nell’insieme. La psicologa, o meglio la stessa Annalisa, aiuta proprio a ricostruire il puzzle. A dare il giusto valore alle cose della vita, analizzarle nell’insieme e nel dettaglio, assorbirle, affrontarle. 

Solo io sono così affascinata da questa professione? 

E Annalisa continua il suo diario, attraverso numerose altre riflessioni, poesie che affrontano tematiche care a tutti. Dalla nascita di un bambino, al dolore di un lutto, alle bellezze della vita. 

I suoi sono dei veri aforismi che vanno letti con calma, una pagina al giorno, per poter guardare la vita con più ottimismo. 

Perché l’autrice è questo: ottimismo. E questo suo essere traspare in ogni pagina. 

«Certi silenzi sono paure necessarie. Momenti per prendere il respiro da cuori che battono e ci lasciano senza fiato. Certi silenzi sono violenti, sono attacchi feroci di chi è ferito. Certi silenzi fanno tanto rumore.»
 

E l’autrice lascia un messaggio ben chiaro al lettore: 

«Sorridi, se hai motivo di farlo. Inventalo, se non ce l’hai.»


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