Ultime recensioni

sabato 7 settembre 2019

[Recensione] RED SEA DIVING - una storia vera e tanta azione nel nuovo film con Chris Evans su Netflix

Ritorna il nostro cinefilo impertinente con la recensione di RED SEA DIVING, film basato sul libro "Mossad Exodus" di Gad Shimron e distribuito da Netflix.



Genere: Thriller - Drammatico - Storico
Regia: Gideon Raff
Soggetto: Gad Shimron (romanzo)
Sceneggiatura: Gideon Raff
Produttore: Aaron L. Gilbert, Alexandra Milchan, Gideon Raff
Casa di produzione: Bron Studios, EMJAG Productions, Shaken Not Stirred
Fotografia: Roberto Schaefer
Montaggio: Tim Squyres
Musiche: Mychael Danna

Scenografia: Jeff Mann
Attori: Chris Evans, Michael K. Williams, Haley Bennett, Michiel Huisman, Alessandro Nivola, Greg Kinnear, Ben Kingsley, Alex Hassell, Mark Ivanir, Chris Chalk, Alona Tal
Anno: 2019
Paese: USA
Distribuzione: Netflix


Sinossi: Ispirato a fatti realmente accaduti, Red Sea Diving racconta la storia di un gruppo di agenti del Mossad che negli anni ‘80 ristrutturò un hotel sudanese con l’intento di utilizzarlo come copertura per evacuare migliaia di profughi etiopi in fuga dalle persecuzioni.




Bentrovati a tutti.
Oggi intendo parlarvi di una recente aggiunta al catalogo di Netflix: RED SEA DIVING.

Per essere onesto devo ammettere che ad avermi attirato verso questo film è stata la presenza di patatone Chris Evans stampato bello lì in copertina. Non vi nascondo che l’attrazione morbosa che provo verso questo attore non è dovuta solamente ai pettorali incredibilmente sviluppati o agli occhi azzurri così penetranti da fecondare a vista chiunque stia guardando, ciò che mi spinge a vedere ogni film in cui lo scritturano è la strabiliante inespressività del suo viso. Chris Evans infatti ha una sola faccia: quella da cucciolone tenerone che vorresti solo coccolare. Persino quando si arrabbia il primo pensiero sarebbe quello di dargli un buffetto sulla guancia e dirgli «Perché non mi dici chi è stato il cattivone a farti arrabbiare?». 
Insomma, anche in questo caso, interpretando un’agente del Mossad, non riesce proprio a sembrare minaccioso.


Ma parliamo anche del film.
La pellicola è tratta dalla storia vera di Ali Levinson, un’agente del governo israeliano che all’inizio degli anni ‘80 utilizzò un resort in Sudan come copertura per salvare migliaia di rifugiati in fuga da un genocidio.
Inutile dire che il film si basa interamente sull’interpretazione di Evans, la macchina da presa puntata praticamente in continuazione su di lui lascia in giro quel sentore di film biografico che onestamente non mi piace molto. O meglio, non mi piace molto fatto così.


Del protagonista infatti non si sa praticamente nulla se non che ha una famiglia che non vede mai, un’insano bisogno di fare flessioni o trazioni in ogni momento libero della giornata, una morale incrollabile che lo obbliga a mettere a repentaglio la sua vita e quella dei colleghi pur di salvare chiunque si trovi in difficoltà e, sopratutto, un pessimo rapporto con le magliette visto che le leva ogni volta che si presenta l’occasione. Onestamente però non ho ancora deciso se quest’ultima parte sia poi così un male.


Parliamo un po’ degli antagonisti del film.
Beh, a parte la ciurma di funzionari corrotti africani, il vero cattivone della storia è il col. Abdel Hamed interpretato da Chris Chalk, la vera sorpresa di questo film! Ora, il personaggio è il tipico stereotipo del cattivo africano che comanda una banda di scappati di casa, ammazza a sangue freddo, stupra, tratta malissimo i sottoposti e non si fa nessun tipo di problema a minacciare uomini, donne e bambini come se niente fosse, e nel dubbio che lo spettatore sia indeciso sull’allineamento di questo personaggio gli fanno ordinare una bella esecuzione a un gruppetto di rifugiati innocenti. L’interpretazione di Chalk però è davvero sublime.


Peccato perché la storia su cui si basa il film sarebbe davvero degna di nota intrisa com’è di altruismo, dedizione e sprezzo del pericolo. L’ambientazione ai limiti del disumano in un paese in cui ricchi turisti spendaccioni alloggiano in strutture paradisiache, separate dagli agglomerati urbani del terzo mondo solo da qualche chilometro di deserto avrebbe davvero meritato di meglio. 

Purtroppo però questa trasposizione cinematografica ha lo stesso impatto emotivo di una tisana: scalda le mani, lo stomaco e l’anima, ma quando finisce non rimane nulla, nemmeno un bel ricordo. 

Voto: 2,5
Il vostro amichevole GM di quartiere.

Nessun commento:

Posta un commento