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sabato 16 settembre 2017

Avvicinarsi alla lettura: riflessioni serali tra fate, grilli parlanti e volumi polverosi.


Mio nipote non leggeva. Gli regalavano libri illustrati, fumetti e audiolibri, ma lui non leggeva. Preferiva giocare, guardare la tv e parlare (ho un nipote un po’ logorroico). Da accanita lettrice vedere un nipote così intelligente che non leggeva, mi faceva salire il sangue al cervello. È cresciuto vedendomi sempre sul divano, sulla sedia o sul letto con in mano un libro, com'era possibile il suo disinteressamento?!


E allora mi sono messa a riflettere su come mi sono avvicinata IO alla lettura. Ricordo che alle elementari i libri mi sembravano cose da adulti, lontani dalla mia età. Volumi polverosi e giganti, portatori di malattie e noia acuta. La maestra di italiano ci fece leggere nel corso dell’anno scolastico Pinocchio di Collodi. Ad oggi, ormai diciassette anni dopo, ancora ricordo il libro, non tanto per il piacere di leggerlo, ma per la tristezza della storia paragonata al cartone Disney (che all'epoca era l’unico paragone possibile). So che può sembrare allucinante e superficiale, Collodi è Collodi e non sto assolutamente mettendo in dubbio nulla, ma a nove/dieci anni realizzare che la vita non è rosea e felice, che la morte è una realtà e che il cartone animato non era l’unica alternativa alla storia… beh, fu scioccante. Tant'è che ancora ricordo la tristezza di vedere il buon grillo parlante spalmato sul muro.
Di conseguenza associavo di nuovo i libri a qualcosa di noioso, polveroso, contagioso, ma si aggiunsero anche gli aggettivi triste e deprimente.

Arrivata alle medie ancora non leggevo, o meglio non leggevo libri. Frequentavo l’edicola di paese e mi nutrivo di Topolino, Streghe, Paperinik e via dicendo. Quindi diciamo che qualcosa leggevo, qualcosa di divertente, graficamente accattivante, con il lieto fine assicurato e tematiche adatte alla mia età.
Come dicevo, arrivai alle medie. La professoressa ci faceva studiare come pazzi, ma all'inizio niente letture, neanche dei classici. Poi le venne un’idea, e devo ringraziarla ancora oggi per il suo regalo: «ragazzi, facciamo una biblioteca di classe. Ognuno compri/porti un libro o due che vorreste leggere e, come nelle biblioteche, potete prenderlo in prestito per un mese. L’unica cosa che vi chiedo è alla fine di buttare giù due righe su com'è stato, se vi è piaciuto o meno, e, se non siete riusciti a finirlo, spiegatemi i motivi».
Inutile dirvi che nessuno se lo aspettava. Eravamo un branco di trogloditi che non leggeva, ma tra uno sbuffo e l’altro abbiamo fatto quanto richiesto. 

Ricordo che andai in libreria (un luogo sconosciuto che proprio non frequentavo) con i miei genitori. Probabilmente mi aspettavo puzza di morto e polvere a secchiate, invece trovai un luogo luminoso, con un buon odore di carta appena stampata e tanti colori.
Comprai per la “nostra biblioteca” due libri della collana Le Ragazzine di Mondadori. Non so se la ricordate, ma erano dei libricini tutti colorati, con le cover illustrate, romanzi per le adolescenti che parlavano di amore, amicizia, famiglia, affrontando tematiche giuste per l’età che avevamo con ironia.
Non ricordo onestamente perché scelsi proprio quei due, forse il colore sgargiante, forse su consiglio della libraia, ma fatto sta che li portai a scuola. E non fui l’unica. Molte compagne portarono altri volumi della collana, altri dei classiconi per fare i fighi (voi fareste leggere a degli 11enni Guerra e Pace?!?), altri ancora libri per maschietti, chi illustrati, chi il Piccolo principe, chi Calvino... Insomma la classe era invasa di libri.
Da lì iniziammo a leggere 1 libro al mese, scegliendolo noi e poi scrivendo un resoconto della lettura, senza alcun vincolo reale a finirlo, ma solo dimostrando di averci provato. Sapete com’è finita? Che lo abbiamo ripetuto l’anno seguente e quello dopo ancora. E non leggemmo solo “romanzetti” (come alcuni li definirebbero), ma anche dei classici e narrativa. È in terza che scoprii perfino Harry Potter.


Al liceo ero diventata drogata di libri, ne dovevo leggere almeno 1 al mese, era la mia abitudine, e da sola, entrando in libreria (ormai un posto che potevo chiamare casa), sceglievo libri di qualsiasi dimensione, genere e forma. E come me altri compagni, anche i più caproni.

Passai a letture per i più grandi. Non ve le saprei dire in fila, ma lessi un sacco di Calvino, Austen e ovviamente continuai Harry Potter… passando poi per Licia Troisi, Dan Brown, Stevenson, Verne e London. Quando la nuova professoressa “della scuola dei grandi” iniziò a darci letture obbligate, mi resi conto di leggerli con facilità e a volte anche con piacere. Altri compagni invece si prendevano i bignami, li leggevano in tempi biblici o se li facevano raccontare. C’è da dire che alcune letture proprio non le ho digerite (I malavoglia di Verga sono una botta di depressione), altre però riuscivo a vederne la bellezza e le tematiche: Oscar Wilde, Calvino (ancora, lo so!), Pirandello e perfino i Promessi Sposi avevano un certo fascino per me.

Sapete che poi ho avuto un’altra botta di culo? La professoressa arrivata al terzo anno era giovane, con idee innovative e ha iniziato a farci leggere libri più attuali. I due che ricordo particolarmente sono: Bilal di Fabrizio Gatti, un saggio che racconta il suo viaggio dall'Africa fino all'Italia insieme ai migranti. Una vera denuncia delle loro condizioni che è riuscito a sconvolgere tutta la mia visione del mondo. Un libro che la professoressa aveva letto e ha voluto discuterne con noi, sempre dei caproni adolescenti pronti a insultare chiunque ma che dopo questo libro lo erano un po’ meno. L’altro fu invece Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon. La storia un po’ bizzarra di un bambino autistico. I caproni adolescenti dentro la testa di un ragazzino autistico…
Entrambi i libri, anche se così diversi, sono riusciti a scuotere in tutta la classe qualcosa. Per una volta un libro aveva appassionato un branco di adolescenti superficiali, per una volta non mi sono sentita diversa.

Continuai a leggere, mi fissai su alcuni generi e ogni tanto leggevo qualcosa di più impegnativo (lo scrivo solo per quelli che credono nei generi di serie B). Tutto il resto è venuto da sé.


Riflettendo sulla mia passione per i libri e su come trasmetterla a mio nipote di 9 anni, mi sono messa al suo posto e ho capito che non è una cosa che nasce dal nulla, né che dipende dai genitori. Anche perché i miei genitori non sono lettori forti, non mi hanno regalato un libro finché non ho iniziato io a chiederli. Quindi questa passione doveva essere uscita in qualche altro modo. E forse sono arrivata alla conclusione: una botta di fortuna. Fatemi spiegare meglio, altrimenti sembro pazza.

Ho capito che leggere è bello anche quando il libro non è il tuo genere, non ha uno stile facile o una trama triste. Se prendessi oggi Pinocchio probabilmente cancellerei la mia impressione a nove anni.

Quello che mi ha resa appassionata lettrice è stato leggere un libro adatto a me, e un altro dopo ancora e ancora e ancora. Un libro che dovevo iniziare a leggere per forza, ma che avrei potuto abbandonare in ogni momento. L’obbligo c’era solo “all’inizio”, ma poi potevo decidere. La biblioteca alle medie mi ha fatto scoprire un mondo letterario che non conoscevo. Libri sciocchini che però mi hanno avvicinato alla lettura, tant'è che al liceo quando bisognava leggere sotto minacce, lo facevo quasi con piacere. Senza troppi sbuffi.

Arrivata a questa illuminazione, decido di far avvicinare il nipote, grande appassionato di Minecraft e di Pokémon, comprando dei libri sciocchini che potrebbero invogliarlo anche solo a sfogliare un libro.

Tra un libro, un manuale e un fumetto su questi argomenti, questa estate sono riuscita a fargli leggere Don Chisciotte, Harry Potter (illustrato) e Il Piccolo Principe. Da solo si è comprato e letto tutti i “il Diario di una schiappa” e continua a comprarsi libri. 

Devo ringraziare comunque le sue maestre che spronano la sua classe a leggere libri a piacere anche durante l’anno, ma alla fine il merito di chi è? Mio, suo o delle scelte dei libri? 
Un po’ devi essere portato, un po’ devi avere fortuna di essere portato e un po’ devi avere una fatina buona che ti porta a conoscere i libri. Senza disprezzare i “romanzetti” perché il bello di leggere è che puoi scegliere cosa, come e quando. L’importante è leggere, sempre.


Non so perché ho scritto tutto questo. Non sto cercando di insegnare niente a nessuno, né ai professori, né ai genitori. Dopo l’ennesimo articolo su “In Italia non si legge” o “Solo il 40% degli italiani legge” volevo sfogarmi e magari portare a riflettere tutti sull'argomento. 


Mi sembra giusto ogni tanto raccontare qualcosa di diverso nel blog, qualcosa di bello che dica di più sui lettori: non sono dei pazzi asociali, sono persone normali che oltre a uscire, socializzare, lavorare e/o studiare, trovano un po’ di tempo per sfogliare delle pagine con strane macchie di colore sopra!


Ho scritto davvero troppo. Ai più temerari che sono riusciti ad arrivare fino a qui chiedo: e voi? Come vi siete avvicinati alla lettura? Chi è stata la vostra fatina magica che vi ha portate sulla retta via? Pensate che ci sia qualcosa di sbagliato nelle scuole di oggi o nelle nuove generazioni? 
Scrivetelo nei commenti <3

Alla prossima, spero. 

7 commenti:

  1. Ho iniziato con Harry Potter, banale? Bah all'epoca nessuno lo conosceva ma una volta iniziato non riuscivo più a smettere! Me ne sono innamorata e così della lettura.
    Devo dire che oltre alla mia voglia di scoprire nuovi mondi la mia prof di Italiano delle medie è stata d'aiuto, creando per la nostra scuola la biblioteca. Ho ricordo preziosi di quei anni di lettura.
    Baci

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    1. Harry Potter è tutto tranne che banale! La nosta generazione ha tanto da ringraziare alla Rowling.
      <3

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  2. Sinceramente non ricordo il primo libro che ho letto, potrei dirti la Austen, Baricco o la Rowling ma proprio il primo non lo ricordo.
    Mi sono avvicinata alla lettura tardi, quando ormai ero già grandicella. La lettura era l’unico modo che avevo trovato per non pensare, in un periodo in cui la mia mente non voleva saperne di spegnersi. E per me è stata una doppia fortuna: mi ha aiutato a staccare e superare un periodaccio, ed ho scoperto un mondo fantastico fatto di mille storie in cui immergermi. Da allora per me è impossibile non leggere, non portarmi dietro sempre un libro.
    La lettura è stata la mia Fortuna in un periodo sfortunato.

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    1. penso che arrivi prima o poi per tutti il momento giusto. Mia madre ha iniziato a leggere prendono uno dei miei libri a caso in un momento difficile. Non legge tutti i mesi, ma ogni tanto sente il bisogno e va.
      <3

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  3. Che bella idea questo post! Io iniziai con i romanzetti della collana Le Ragazzine ❤️

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  4. Carinissimo questo articolo e anche io come te ho iniziato a leggere grazie alla professoressa di Italiano che era fissata sul fatto che i giovani dovevano leggere. Così ho iniziato con L'amico ritrovato e Il Giovane Holden e da lì non mi sono più fermata ;-)

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