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sabato 15 giugno 2019

[Recensione] THE RAIN - il dramma post apocalittico danese su Netflix


THE RAIN, la serie tv danese distribuita da Netflix che ha fatto tanto parlare di sé e ha appassionato molti spettatori, soprattutto quelli che amano le sotto-trame romantiche anche nelle situazioni impossibili, si è scontrato con il nostro cinefilo impertinente che tanto romantico già sapevamo non esserlo.

Quindi, senza altri indugi, vi lascio alla recensione cinica e distruttiva che è ormai diventata un po' la sua firma... 

Genere: Fantascienza - Post Apocalittico - Dramma adolescenziale
Regia: Kenneth Kainz
Sceneggiatura: Jannik Tai Mosholt, Lasse Kyed Rasmussen, Marie Østerbye, Poul Berg, Mette Heeno
Fotografia: Rasmus Heise, Jesper Tøffner
Musiche: Alexander Vogt
Costumi: Louize Nissen
Attori:  Alba August, Lucas Lynggaard Tønnesen, Mikkel Boe Følsgaard, Lukas Løkken, Jessica Dinnage, Sonny Lindberg, Johannes Kuhnke, Natalie Madueño, Clara Rosager
Paese: Danimarca
Anno: 2018
Distribuzione: Netflix



Sinossi: Sei anni dopo che un virus letale portato dalla pioggia ha quasi sterminato gli abitanti della Scandinavia, due fratelli danesi abbandonano la sicurezza del loro bunker per approdare in un mondo dove la civiltà è stata annientata. Ben presto, Simone e Rasmus si uniscono a un gruppo di altri giovani sopravvissuti per intraprendere un viaggio pericoloso in una Scandinavia desolata, alla ricerca di qualsiasi segno di vita. Liberati dal loro passato comune e dalle regole della società, i membri del gruppo possono scegliere la vita che preferiscono, scoprendo nella lotta per la sopravvivenza che anche in un ambiente post-apocalittico c'è posto per l'amore, la gelosia e molte delle difficoltà del diventare adulti che pensavano di essersi lasciati alle spalle.




Bentrovati a tutti, oggi farò una cosa un po’ poco carina ma necessaria nel mondo delle recensioni: smonterò una serie tv.

Ora, sicuramente a qualcuno è piaciuta, ad altri avrà fatto schifo, e sarei pronto a giocarci le palle che in mezzo alla massa di utenti di Netflix ci saranno quelli del «ommioddio questa serie è meravigliosa!!!». 
Bene, se fate parte di questo ultimo gruppo di persone evitate pure di continuare la lettura perché sto per parlare malissimo di ciò che vi piace.


Ora, per non fare di tutta l’erba un fascio vorrei parlarvi prima di quello che secondo me in questa serie funziona: nulla!
No scherzo, a mio avviso l’idea era ottima. Creare un ambientazione post apocalittica survival dove un virus sconosciuto portato dall’acqua inizia a decimare le persone era qualcosa che mi eccitava parecchio.
Se ci pensate l’idea è davvero buona perché ti porta in una realtà dove una cosa innocua e fondamentale per la vita come l’acqua, ti uccide. 
Hai sete e vuoi bere? Muori. 
Piove e non hai l’impermeabile? Muori. 
Metti un piede in una pozzanghera? Muori.

Ormai siamo un po’ immunizzati da tutti i film e serie tv drammatiche ambientate in mondi in cui qualcosa prova ad ucciderti, ma provate davvero a immaginare se il vostro nemico fosse l’acqua. Sarebbe un bel casino.
Quindi emozionatissimo ho premuto play e ho iniziato a guardare il primo episodio.


Faccio una piccola premessa: sono uno che per quanto riguarda il trash ha quattro dita di pelo sullo stomaco e non si tira indietro davanti a nulla, ma vedere questa serie che è spacciata per una cosa seria e rendermi conto che per certi versi è peggio di una film della Asylum mi ha parecchio demoralizzato. 

In pratica il problema di fondo, a parte gli attori che sono dei cani a recitare, ma essendo tutti danesi hanno per forza l’espressione contrita di chi deve barrare le vocali nei nomi, è che gli sceneggiatori hanno creato il nemico perfetto - l’acqua - e poi se ne sono dimenticati
Così ti capita di vedere i protagonisti che quasi si sparano addosso se uno di loro mette un piede in una pozzanghera, nonostante lo scarpone impermeabile, per evitare di fargli contagiare gli altri, ma non hanno nessun tipo di problema a uscire su un tetto subito dopo una piovuta, toccando a mani nude qualunque superficie bagnata... ma come?! Un minuto fa volevi accoppare un povero cristo per essersi bagnato la suola delle scarpe e adesso allunghi le mani toccando tutto peggio di un infoiato in uno strip club? 


E ovviamente questo è solo uno degli esempi, ma è lapalissiano come in certe scene non si possa nemmeno camminare per paura di un contagio, mentre in altre non c’è problema se mi lavo la faccia con la rugiada. Insomma, probabilmente qualche oretta in più passata a fare un po’ di revisione sulla sceneggiatura non sarebbe stata male.

Ed è un peccato vedere come ancora una volta si sia riuscito a creare una schifezza partendo da un’ottima base. 
Chiudendo, se volete vederlo, THE RAIN ha parecchi spunti di narrazione interessanti, ma se cercate la coerenza e come me vi iniziate a grattare dappertutto quando le incongruenze vi appaiono lampanti davanti alla faccia allora evitate di guardarlo.

Voto: 1
Il vostro amichevole GM di quartiere.

2 commenti:

  1. E lei eviti di importunare il prossimo con le sue fisime

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    1. Ma in che senso? Se non concorda con la recensione spieghi il motivo e non offenda chi recensisce. Grazie

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